Emilio e Maria Rita, quelli che sperano

5 Giugno 2014

Longhi e Carota legati all’esito del voto: ecco come hanno ottenuto consenso e che cosa sognano per Pescara

PESCARA. Emilio Longhi, 27 anni, studia Scienze della comunicazione a Teramo. In molti ricordano la sua esperienza come consigliere di facoltà e rappresentante degli studenti nell’Adsu (Azienda per il diritto allo studio universitario) di Chieti, ai tempi in cui frequentava Medicina. Con 351 voti è arrivato 11° sui 32 candidati del Pd, che in caso di vittoria di Alessandrini otterrebbe 12 seggi.

Alla sua prima candidatura in Comune è a un passo dal consiglio comunale, si ritiene soddisfatto?

«Ho preso 351 voti ed è un numero pazzesco, soprattutto considerando che questa è la mia prima volta. Non ho mai fatto il consigliere, nemmeno nel quartiere, ma sono stato coordinatore della segreteria provinciale del Pd, quindi questa candidatura è uno sbocco naturale. Ho deciso di mettermi alla prova e in tanti hanno deciso di premiarmi. Diciamo che un piede in consiglio ce l'ho, manca un ultimo sforzo al ballottaggio con l’elezione di Alessandrini e poi si potrà festeggiare».

Qual è il target dei suoi elettori?

«Mi hanno votato soprattutto giovani come me, tra i 20 e i 30 anni, studenti universitari o lavoratori, spesso convincendo genitori, fratelli e sorelle a fare la stessa cosa. Sono orgoglioso, perché grazie al lavoro fatto negli anni scorsi si è ribaltato il modo di fare politica tradizionale, dove in genere è il capofamiglia a suggerire la preferenza ai figli. La sezione dove ho ottenuto più voti è quella della mia famiglia, ma il mio è stato un consenso trasversale registrato in tutti i quartieri di Pescara, visto che ci sono stati pochi seggi elettorali a 0 voti, ma molti tra 1 e 5 voti».

Ha scelto un selfie per il suo manifesto elettorale. Come mai questa scelta?

«Ho voluto giocare la carta dell’ironia, evitando di prendermi troppo sul serio. Mi sono scattato un selfie e l’ho usato per i manifesti e i social network, poi ho scritto una mia biografia sarcastica che ho fatto stampare sul retro dei santini tradizionali. E’ un linguaggio giovane, pensato con l’aiuto di due amici che mi hanno dato una mano per comunicare al meglio con altri giovani. Ho evitato il solito porta a porta e mi sono limitato a contattare amici, familiari e conoscenti, ricorrendo anche all’aiuto dei miei genitori. Ho usato molto Facebook e poco Twitter, che qui da noi è ancora poco conosciuto».

Quanto ha speso per queste elezioni?

«Tra i 1.500 e i duemila euro. Ma sono soprattutto costi di tipografia, quelle spese che non puoi evitare tra volantini, manifesti e fac-simile, anche se poi decidi di risparmiare su tutto il resto».

Quali sono gli argomenti principali del suo programma politico?

«La mia battaglia sarà condotta a favore dei giovani che sono andati via da Pescara per mancanza di lavoro. Ho parecchi amici all’estero o in altre città d’Italia. Loro vorrebbero tornare, ma non lo fanno perché non ci sono le condizioni. Credo molto nel progetto di riqualificare alcuni immobili comunali abbandonati per offrire spazi a canone agevolato a chi intende aprire nuove attività. Vorrei fare di Pescara una città universitaria dove, oltre a studiare, possa esserci la possibilità di costruirsi un futuro e rimanerci a vivere».

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