«Enrico, il suo grande cuore è con noi»

Nella Chiesa del Mare tanta la folla alle esequie del salumiere Di Muzio, stroncato da un infarto in negozio a 47 anni
PESCARA. «Uno di noi, Enrico uno di noi». È questo l'ultimo saluto che un gruppo di amici riserva a Enrico Di Muzio, il 47enne salumiere pescarese morto improvvisamente sabato mattina nella sua storica attività sotto i portici di via Carducci. Centinaia di persone gremiscono la Chiesa del Mare per rendere omaggio ad Enrico, volto noto del centro cittadino, non solo tra i commercianti. Troppo piccola la chiesa per contenere l'affetto e il dolore di amici e parenti, tanto che oltre 300 di loro sono stati costretti ad assistere dall'esterno alla celebrazione.
Dentro il parroco don Vincenzo prova a rincuorare chi adesso piange Enrico senza riuscire a darsi pace: «Non è che non c'è più, il suo grande cuore è con noi, lui è con noi, ma in una dimensione diversa», dice durante l'omelia. Parole venute dal cuore, ma che evidentemente non bastano a consolare la moglie Paola Del Greco, seduta al primo banco insieme ai figli Stefano di 7 anni e Matteo di 3. Ed è proprio abbracciata a loro che alla fine esce, seguendo la bara ornata con la maglia del Pescara, di cui Enrico era grande tifoso, e sommersa dall'affetto di tutti i presenti.
Prima però, sale sull'altare, armata di coraggio e di una voce spezzata dai singhiozzi: «Ogni sera mi affaccerò al balcone per guardarti brillare nel cielo». Poi gli applausi. Gli stessi che accompagnano le poche, ma significative parole, dette da padre Giulio, che con Enrico ha condiviso la scuola elementare e che adesso vive e lavora a Roma: «Mai avrei immaginato, all'inizio del mio percorso, di ritrovarmi a celebrare la messa per te», dice commosso rivolgendosi direttamente all'amico scomparso. In chiesa infatti sono presenti tutti i suoi compagni di scuola, dalle elementari alle medie, a cui Enrico aveva dato appuntamento per una rimpatriata. Lui, che pochi mesi fa aveva festeggiato i 60anni dell'attività di famiglia, nonostante una vita passata dietro al bancone era sempre riuscito a fare da collante, a fare gruppo, a mettere tutti insieme. Il suo affetto, la sua disponibilità non erano mai passati inosservati e nel giorno del dolore sono proprio queste le qualità che emergono dalla voce di chi lo ricorda.
Gli occhi gonfi, gli occhiali scuri e le mani sul volto accompagnano le persone mentre escono dalla chiesa. Dentro, il fratello Marco, che con lui gestiva la salumeria di via Carducci, piange mentre dispensa la comunione: «Eravamo rimasti che avrebbe aperto lui il negozio. Avevamo molti cesti da consegnare, in questi giorni il lavoro è tanto. Sono arrivato poco prima delle 8 e l'ho trovato a terra, con la testa rivolta verso la porta, davanti al bancone. Ho provato a fargli un massaggio cardiaco, ma è stato tutto inutile».
Parole che ripete a chiunque gli si avvicini per dargli un abbraccio o una parola di conforto. Poi a parlare è il piccolo nipote Luca: «Ciao zio, insieme ci facevamo sempre un sacco di risate. Ti voglio bene».
Alla fine della messa una lunga e silente processione accompagna il feretro verso il cimitero dei colli, dove Enrico riposerà in pace.
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