«Entrare in porto è diventata una tragedia»

7 Aprile 2017

«Entrare in porto è diventata una tragedia, perché i fondali sono insabbiati. Abbiamo problemi anche a fare gasolio e, per evitare guai, devo usare l’autobotte». Il grido di allarme è di Massimo...

«Entrare in porto è diventata una tragedia, perché i fondali sono insabbiati. Abbiamo problemi anche a fare gasolio e, per evitare guai, devo usare l’autobotte». Il grido di allarme è di Massimo Camplone, un armatore che da anni vive le vicissitudini del porto di Pescara, le cui attività sono limitate dalla sabbia che si accumula sui fondali, rendendoli impraticabili. «Purtroppo siamo sempre al punto di partenza» perché l’intervento di dragaggio effettuato di recente «non è servito a niente». L’impressione è che «i soldi spesi per questi lavori siano soldi buttati perché non si conclude niente» nel senso che l’emergenza non si supera. Camplone non vede molte vie di uscita, al momento. «Prima entravamo nella zona destinata all’aliscafo, la usavamo come area per sbarcare. Ma adesso non possiamo entrare neppure lì, perché non c’è più acqua» e la sabbia che si è accumulata impedisce di effettuare le manovre in tranquillità. «Siamo in mezzo a un mare di problemi e non succede niente, nonostante continuino a rassicurarci e ad annunciare interventi». La sensazione, conclude, è «che di queste cose non importi nulla a nessuno».