Entro ottobre il vaccino a nove abruzzesi su dieci

14 Settembre 2021

Brucchi: «Il Green pass funziona». Albani rassicura: «La zona gialla è lontana»

Il basso numero di ricoveri in terapia intensiva e la costante crescita delle vaccinazioni sono i due pilastri dell’Abruzzo, in questa fase della pandemia da Covid. «Se il flusso delle vaccinazioni continuerà ad essere costante, tra il 15 e il 25 ottobre l'Abruzzo raggiungerà la soglia dei 90% di vaccinati con la prima dose», dice il referente regionale per la campagna vaccinale, Maurizio Brucchi, guardando con fiducia alla percentuale di abruzzesi vaccinati che continua a salire. Gli fa eco Alberto Albani, referente regionale per le emergenze, analizzando i casi di giornata e, più in generale, il trend delle ultime settimane: «I dati del lunedì vanno presi con le pinze, ma guardando anche i ricoveri e gli altri parametri posso dire che l’Abruzzo non corre rischi concreti di cambiare colore e passare in zona giallo». La guerra al Covid in Abruzzo si appoggia su questi due pilastri: la tenuta del sistema sanitario e il raggiungimento a breve termine dell’immunità di gregge.
MENO HUB La campagna vaccinale procederà con una linea leggermente differente, rispetto a quella tenuta finora. «Più di quello che stiamo facendo non potremmo», afferma Brucchi, «gli hub sono aperti, la vaccinazione prosegue ad un buon ritmo. La prima indicazione arrivata dal Governo prevedeva, a fine settembre, la chiusura degli hub che, adesso, serviranno ad "accompagnare" la somministrazione della terza dose, che dovrebbe partire all'inizio di ottobre, ma ancora non abbiamo nessun atto ufficiale. La somministrazione del vaccino anti Covid deve diventare appannaggio dei medici di base e dei farmacisti. Il numero degli hub verrà gradualmente ridotto, forse si arriverà a due-tre in regione; stiamo valutando e decidendo con l'assessore alla Salute, Nicoletta Verì».
ABRUZZO VIRTUOSO Ad oggi, l'Abruzzo sulla popolazione target, che esclude la fascia 0-12, fa registrare l'83% di vaccinati con la prima dose e il 74% con due. «Gli indecisi sono molti», spiega Brucchi, «non tutti sono no vax: molti sono indecisi, anche nel mondo della scuola e tra gli operatori sanitari. Ma, seppur lentamente, si stanno vaccinando. Se l'andamento continuerà ad essere questo entro il 25 ottobre raggiungeremo la soglia del 90% di copertura». Quanto all'introduzione del Green pass obbligatorio anche per altre categorie, Brucchi si dice favorevole: «Vaccinarsi è fondamentale e tutto ciò che determina un passo verso la vaccinazione è da considerarsi iniziativa valida. Compresa l'estensione del Green pass. La gente deve capire che chi si vaccina può anche contrarre il Covid, ma non va in ospedale, non prende la polmonite e non finisce in rianimazione».
I CASI Non si registrano nuovi decessi per Covid in Abruzzo, e il numero di dimessi/guariti fa registrare un +91, portando il totale di chi si è messo alle spalle il dramma del Covid a 75.496. Numeri che fanno ben sperare, nonostante i pochi tamponi fatti, come di consueto, la domenica: nelle ultime 24 ore, infatti, sono stati eseguiti appena 1.171 tamponi molecolari ai quali si sono aggiunti 1.512 test antigenici. E questi test hanno scovato solo 26 casi positivi in più, portando il dato sugli attualmente positivi in Abruzzo a 21.72 (nel totale sono compresi anche 438 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall'inizio dell'emergenza, sui quali sono in corso delle verifiche).
ZONA GIALLA LONTANA «Sappiamo che i dati sui casi positivi del lunedì sono poco attendibili», dice Alberto Albani, referente regionale per le emergenze, «per il basso numero di tamponi, ma guardando tutti gli altri parametri mi sento di affermare che, nel breve periodo, l’Abruzzo non corre rischi concreti di cambiare colore e passare in zona giallo». I nuovi casi positivi al Covid, registrati ieri in Abruzzo, portano il totale dall'inizio dell'emergenza a 80.203. Il più giovane tra i nuovi contagiati è un bambino di 1 anno della provincia di Pescara, mentre la più anziana è una donna di 90 anni residente nell’Aquilano. Il bilancio dei pazienti deceduti non registra nuovi casi e resta fermo a 2535, e questa è l’altra buona notizia. I RICOVERI Per quanto riguarda i ricoverati negli ospedali, in area medica, ne sono 75 (+5). Resta invariato, invece, il numero di ricoverati in terapia intensiva: sono 7 (l’ultimo nuovo ingresso è stato registrato domenica). Tra i casi attualmente positivi, in Abruzzo, in 2090 (-70 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare e le Asl di competenza stanno curando la loro assistenza quotidiana.
DATI CONFORTANTI «Ci siamo messi alle spalle il picco di ricoveri in terapia intensiva», dice Albani, «e ora la situazione nei reparti sembra essersi stabilizzata. Salta agli occhi il fatto che i ricoverati in gravi condizioni sono tutti non vaccinati. È un dato incontrovertibile: ormai finisce in terapia intensiva solo chi non è vaccinato».
LA VARIANTE DELTA «L’altro aspetto da segnalare è che ormai la variante Delta è diventata dominante», prosegue il referente regionale per le emergenze, «e ormai riguarda quasi il 100 per cento dei nuovi casi in Abruzzo. Da un certo punto di vista è un bene, perché la sua capacità di diffondersi impedisce l’attecchimento di altre varianti pericolose (come la Mu). Paradossalmente, ce la dobbiamo tenere stretta perché abbiamo dimostrato che i vaccini sono efficaci contro di lei. La rendono una forma influenzale molto leggera. Ecco perché bisogna vaccinarsi».
LE PROVINCE Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici, è sceso a 0,96 per cento. Del totale dei casi positivi, 20.291 sono residenti o domiciliati in provincia dell'Aquila (+9), 20.504 in provincia di Chieti (-2 per riallineamento), 19.472 in provincia di Pescara (+16), 19.160 a Teramo (+2), 655 fuori regione (invariato) mentre per altri 121 (+1) per i sono in corso verifiche sulla residenza.
LE PREOCCUPAZIONI «Il tema del momento è la riapertura delle scuole», prosegue Albani, «e l’eventualità di nuovi assembramenti ci preoccupa, perché la Delta colpisce molto i giovani. E i ragazzi andando a casa potrebbero contagiare i loro nonni. Ecco perché anche i giovani devono vaccinarsi. Aspettiamo 15-20 giorni per fare un primo bilancio sulla situazione nelle scuole, perché in contemporanea ci sarà una riduzione delle temperature e speriamo che non ci siano grossi aumenti dei casi».
NON È FINITA Ma quella delle scuole non è l’unica preoccupazione di questo periodo di transizione, secondo Albani: «Mi preoccupa il fatto che c’è stato un liberi tutti nell’ultimo periodo. Abbiamo assistito a gente che andava in giro ed entrava nei locali affollati senza mascherina. Vorrei che non ci fosse questa sensazione di aver già sconfitto il Covid. Anche chi è vaccinato deve tenere alta la guardia, indossare la mascherina e mantenere il distanziamento».