Era in hotel a Pescara dal 4 aprile

«Ha pagato tutto in anticipo con la carta di credito, a pranzo e cena sempre fuori»
PESCARA. Gli atteggiamenti erano quelli di «una persona sola, taciturna». Ma dal 4 aprile, quando è arrivato all’hotel Ambra, Federico Pecorale non ha mai fatto pensare, con i suoi atteggiamenti, a «qualcosa del genere», cioè al tentato omicidio di domenica nel ristorante “Casa Rustì”, dove ha esploso cinque colpi di pistola a distanza ravvicinata, ferendo gravemente il cuoco 23enne e rischiando di colpire un’altra dipendente, Martina, anche lei dietro al bancone. Nella struttura alberghiera di piazza Santa Caterina, il personale ripercorre con il senno del poi i comportamenti del cliente.
A Pescara è giunto dalla Svizzera con un’auto a noleggio e in questo hotel è arrivato il 4 aprile con l’intenzione di rimanere 5 notti. Poi, però, ha deciso di prolungare la sua permanenza fino al 16, e ha pagato tutto in anticipo con la carta di credito. Dopo la colazione usciva, rientrava a metà mattina, pranzava e cenava fuori. Passando nella hall, sempre «con abbigliamento comodo, in tuta», appariva «taciturno e non ha mai raccontato niente di sé». Erano chiare le sue origini abruzzesi, avendo la «cadenza marcata» tipica di questa terra. «Cercava di dare meno disturbo possibile: quando ha annunciato che intendeva rimanere ha detto che poteva accontentarsi di un letto piccolo, singolo, per non disturbare, ma gli è stato risposto che avrebbe avuto un letto ampio», considerata la sua corporatura, per stare comodo. «Si intravedeva un disagio, ma di persone che non danno confidenza ce ne sono tante. È un profilo comune a molti clienti. Ma mai avremmo pensato che potesse avere un’arma e usarla». Domenica è rientrato, ha fatto i bagagli ed è andato via dopo aver chiamato un taxi. Ha lasciato la struttura «nonostante avesse già pagato». E dopo cinque minuti è arrivata la polizia, che lo stava cercando e ha passato al setaccio la sua stanza, con l’intervento della Scientifica, puntando a trovare delle tracce dell’aggressione nel ristorante. Sulla felpa nera con il cappuccio che è stata sequestrata si cercano le prove di quello che è accaduto, dall’esplosione dei cinque colpi al sangue del giovane cuoco. (f.bu.)

