Erbacce, buche e immondizia: tanti ostacoli sulle piste ciclabili

7 Luglio 2022

Degrado in molti tratti cittadini: dal ponte di ferro a lungomare sud, da Fontanelle alla riviera nord E i cittadini protestano: asfalti spariti e piante che bloccano la visuale a chi va in bici o in monopattino

PESCARA. Erbacce e cumuli di rifiuti punteggiano le piste ciclabili del lungofiume dei Poeti fino al ponte Flaiano, scendendo giù per via Orazio e risalendo sul ponte di ferro. Mentre sul tratto tra il lungomare Papa Giovanni XXIII e il lungomare Colombo (zona ex Cofa) gli asfalti sono spariti, la pista sembra una mulattiera. E gli arbusti, sempre più invadenti, impediscono la visuale ai pochi ciclisti di passaggio. In tanti, infatti, preferiscono transitare in bici o sui monopattini sulla strada o lungo la pista pedonale lato mare, che prosegue dopo la discesa dal ponte del Mare. Alle 10.45 di martedì mattina la colonnina lungo la riviera nord segnava il passaggio di 851 ciclisti per complessivi 334.375 dei primi sei mesi dell’anno. Sotto il ponte D'Annunzio, che sovrasta la pista rossa del lungofiume dei Poeti, Claudio De Luca e l’amico Marco, giunti da Chieti, sono seduti su una sedia ai margini terrosi del fiume. Pescano trote e cefali dalle acque del canale, «ma poi li ributtiamo in acqua, non li mangeremmo mai, il nostro è solo uno sport», dicono mentre attendono che il pesce abbocchi all’amo. E intanto indicano i guanti usati e le cartacce impigliati tra la fitta vegetazione che sigilla gli argini. Sotto un sole cocente e un’afa da primato, arriva in volata Antonio Ferrara, 72 anni di Santa Teresa, elettricista in pensione. «Lungo questo tratto, dopo aver attraversato il ponte Capacchietti», rivela, «ci passo spesso per andare alla torre di Cerrano, macino una sessantina di chilometri ogni giorno da casa mia, in via Sangro». Qualche volta lo accompagna la moglie, Antonietta D’Intino, ma ieri mattina si godeva il paesaggio in solitudine: «La vegetazione autoctona è necessaria per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema», realizza, «è bello correre in bici lungo questa pista sul fiume, però i rovi vanno ripuliti, ci vuole decoro».
Poco più in là, bottiglie di plastica, cartoni e scatolette svolazzano accanto alla staccionata di legno. Sfrecciano papà con i bimbi sul sellino lungo la pista ciclopedonale piena di crepe e rifiuti che abbraccia il ponte Flaiano. Un fetore insopportabile arriva dalla pista del ponte di ferro, che costeggia via Orazio. Lungo l’asse ottocentesco, scarpe e stracci abbandonati, gli escrementi rendono l’aria fetida. Scivola a valle dal ponte del Mare, Daria Giansante, 19 anni di Città Sant’Angelo da dove è partita in bus di buon’ora. Al terminal bus della stazione centrale è scesa dal bus e ha noleggiato un monopattino per andare al circolo tennis di Porta Nuova. «Attraversare il ponte del Mare in monopattino è fantastico», dice la ragazza che rallenta sulla pista «inesistente» che divide il lungomare Papa Giovanni XXIII e Colombo: «Qui l’asfalto è sparito e le piante ormai diventate invasive bloccano la visuale. Fortuna che riesco a schivare le buche perché ormai le conosco tutte», scherza.
Il tratto di ciclabile che va da Fontanelle a via Aldo Moro è stato percorso da Pasqualino Capone, sulle due ruote. E si è trovato di fronte «rovi e canne». Scoprendo, «una situazione disastrosa, che rende impraticabile il percorso, sono intervenuto io stesso, e ho pulito fino a via Fosso Cavone, ma poi è impossibile andare oltre. E se si incontra qualcuno che arriva dal senso contrario non si può procedere in contemporanea, ci si deve fermare. E non è più semplice pedalare in via Tirino, dove i tombini sono affossati».