«Ero nel lager, riuscii a salvarmi»

27 Gennaio 2020

Oggi l’incontro di alcuni sopravvissuti alla Shoah con gli studenti

CITTÀ SANT’ANGELO. Anche Città Sant'Angelo, questa mattina, celebra la Giornata della memoria per non dimenticare la tragedia della Shoah con letture, canti e testimonianze, nel tradizionale appuntamento del 27 gennaio.
L'amministrazione ha organizzato un incontro dedicato ai ragazzi delle scuole cittadine, attesi a partire dalle 9 all'interno del teatro comunale. Ci saranno gli alunni del liceo linguistico Spaventa, quelli di scienze umane sempre dello Spaventa e i ragazzi delle terze medie dell'istituto Giansante. Saranno loro a leggere alcuni brani, preparati nel corso dell'anno scolastico, per riflettere insieme sull'orrore della guerra e dei campi di concentramento. Ad arricchire la mattinata saranno le testimonianze dirette di persone che si trovavano a Città Sant'Angelo nel periodo della seconda Guerra mondiale, tratte dal libro «Cronaca dei giorni duri», di Antonio Bertillo e Giampiero Pittarello. Ma soprattutto a raccontare direttamente ai ragazzi il dramma della prigionia, gli stenti della fame e la costante paura di morire sarà Michelino Palumbo, cittadino di Città Sant'Angelo, catturato dai tedeschi all'età di 17 anni in una retata in cui furono in 105 a essere presi.
«La mattina del 10 gennaio del 1944 il centro storico fu circondato dalle SS. Tutti gli uomini abili furono rastrellati dai tedeschi e messi a bordo di tre camion», dice Palumbo, che oggi ha 93 anni ma è ancora estremamente lucido, «durante il trasporto per arrivare a Villa Carmine, dove c'erano delle case coloniali, fummo attaccati dagli aerei anglo americani, che però si resero conto che a bordo dei camion c'erano civili e non ci spararono addosso. Ma intorno a noi i colpi di mitra fischiavano». Secondo Palumbo, quei 105 ragazzi servivano come ostaggi. Se succedeva qualcosa a un soldato tedesco, loro sarebbero morti. «Ci misero all’interno di casette», ricorda, «nella nostra eravamo in 19. Il cibo non c'era, né per i tedeschi, né per noi. Ogni tanto venivano le nostre donne a portarci qualcosa da mangiare e il vino, che veniva requisito dai soldati. I tedeschi si ubriacarono. La notte, mentre loro russavano, noi riuscimmo ad andarcene. Riuscii a salire su un camion che mi riportò a casa».
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