Esplode gasdotto Bruciate tre case

Otto persone ustionate in ospedale, c’è anche un bambino Fiamme alte 15 metri, la procura indaga per disastro
PINETO. L’inchiesta della procura spiegherà il perchè, anche se nel gioco delle perizie le responsabilità presunte spesso svaniscono o si trasformano. Ma le immagini della collina in fiamme e lo sguardo terrorizzato di una mamma in fuga con i figli resteranno per sempre a raccontare l’esplosione del metanodotto Snam.
E’ intorno alle 8 di ieri che il boato sveglia la costa e lingue di fiamme alte fino a 15 metri devastano Colle Cretone, alle spalle di Mutignano, frazione di Pineto. E’ un fuggi fuggi disperato di gente che si riversa in strada per scappare: inizialmente senza sapere da che cosa. «Quando ho sentito il boato e ho visto le fiamme», racconterà uno dei testimoni, «ho pensato che fosse precipitato un aereo».
Ma ci vuole poco a capire che il pericolo non arriva dal cielo, ma è dietro casa. E’ una grande conduttura del metanodotto che da Cellino va a Bussi quella che esplode e si incendia con, ricostruiscono i pompieri, tre esplosioni una dietro l’altra. Che feriscono otto persone, tra cui un bambino di 10 anni: tutti medicati in ospedale per escoriazioni e ustioni. In tre vengono ricoverati: una di loro è proprio la mamma in fuga con i figli che finisce in chirurgia. Quando, dopo ore di lavoro dei pompieri e dei tecnici Snam, il fuoco si spegne quel che resta è un’area di quattro ettari tra frutteti e boschi incenerita, tre case lesionate e sgomberate, due auto sventrate dalle fiamme.
«Uno scenario da apocalisse»: anche se Romeo Panzone, comandante provinciale dei vigili del fuoco, nella sua lunga attività ne ha viste davvero tante (a cominciare dai terremoti) quella di ieri mattina è una immagine che ricorderà per molto. «Per quattro ettari di terreno è stata davvero l’apocalisse», dice, «difficile al momento stabilire le cause. La cosa certa è che un punto della conduttura del gas si è slabbrato, cioè si è rotto. C’è stata una fuoriuscita ad una forte pressione visto che all’interno del tubo il gas si trova ad una pressione di 19 atmosfere. C’è stata una forte fuoriuscita che ha trovato un innesco e ciò ha provocato l’incendio con tre esplosioni che si sono susseguite una dietro l’altra».
Sul posto sono intervenute le squadre di Teramo, Roseto e Pescara con decine di mezzi: un vasto spiegamento di forze che ha permesso di domare le fiamme e mettere tutta la zona in sicurezza.
Zona che, dopo l’apertura dell’inchiesta da parte della procura, è stata sequestrata e posta sotto controllo con un presidio dei carabinieri che hanno vigilato tutta la notte.
Questa mattina il primo di quella che si annuncia una lunga serie di sopralluoghi: sul posto il sostituto procuratore Silvia Scamurra, che indaga per disastro colposo con un fascicolo per ora senza indagati, e gli esperti del Nia, il nucleo investigativo dei vigili del fuoco, che arriveranno dal comando generale di Roma. Una sorta di Ris dei pompieri il cui intervento potrà dare una prima risposta ai tanti perchè di una esplosione.
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