Esplosione alla Rai 13 anni senza giustizia per l’operaio morto

Nessun risarcimento agli eredi dell’operaio e del giovane apprendista che perse una gamba. Parte la causa civile
PESCARA. Del boato che alle 15,27 del 17 luglio 2003 accompagnò l’esplosione di bombole di acetilene nella sede della Rai Abruzzo, in via De Amicis, resta oggi inascoltata e pure fortissima la richiesta di giustizia dei familiari dell’uomo che in quella deflagrazione perse la vita, Claudio Candeloro, operaio di 46 anni, e dell’apprendista idraulico all’epoca 22enne, Gianluca Recchia che rimase ferito gravemente, con la conseguenza dell’amputazione di una gamba.
Per quel drammatico incidente sul lavoro non c’è stato alcun risarcimento. Nè la Rai, ente appaltante dell’opera di ristrutturazione della redazione regionale, nè la ditta appaltarice o quella a cui i lavori erano stati subappaltati hanno mai provveduto in tal senso. Ora è partita la causa civile a lungo rinviata per motivi economici, in cui si sono impegnati i figli eredi di Candeloro, Giulio, Elsa e Leo, rappresentati dall’avvocato Frida Solito rimasti orfani di padre da ragazzini, e il superstite, Recchia, difeso da Solito ed Marirosa Rullo. A tutti loro e alla compagna del piastrellista rimasto ucciso sotto le macerie, oltre a una offerta dell’Inail di cinquemila euro, irrisoria a confronto dell’entità della perdita, non è andato un euro di risarcimento dopo che il procedimento penale si è concluso con il patteggiamento di uno dei dieci indagati, risultato in seguito nullatenente, e la prescrizione della posizione degli altri imputati, responsabili a vario titolo della ditta subappaltatrice, per quanto riguarda la violazione della normativa in materia di sicurezza (mancavano, tra l’altro, i buchi di areazione necessari quando si lavora in presenza di bombole contenenti gas) e il proscioglimento per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravissime. «Voglio sapere se la vita di mio padre, morto mentre faceva il suo dovere, non vale proprio nulla o solo cinquemila euro. Possibile che nessuno avesse un'assicurazione in caso di incidenti?», chiede ancora oggi Elsa Candeloro, che 14 anni fa, quando perse il padre, aveva solo 15 anni. «A noi nessuno ha mai detto niente, sappiamo solo che è finita brutalmente la vita di un uomo di 47 anni. Ora chiediamo giustizia».
Quando la palazzina di via De Amicis venne sventrata dall’esplosione, l’indagine seguì più piste, nessuna portò prove che avallassero qualcosa di diverso dall’incidente, seguirono cinque anni di perizie e ricostruzione della rete di appalti e subappalti. Poi la conclusione penale e il vuoto per quanto riguarda il risarcimento in sede civile. Che però ora è arrivata in mano ai giudici.
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