Esplosione in fabbrica morti tre dipendenti

22 Dicembre 2020

Una scintilla scatena l’inferno in un forno della Sabino di Casalbordino Il racconto del titolare: «Siamo sconvolti, la nostra ditta è una famiglia»

CASALBORDINO. Scende il buio, ma la terra ancora scotta. Si è portata via le vite di tre padri di famiglia l’esplosione avvenuta ieri pomeriggio nella storica azienda di Casalbordino che tratta residuati bellici. A sera, i corpi dilaniati sono ancora lì, nella fabbrica Esplodenti Sabino di contrada Termine: solo stamattina sarà possibile recuperarli. La deflagrazione all’interno del fabbricato che ospita l’altoforno ha ucciso sul colpo i dipendenti Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino, e i 45enni Paolo Pepe, di Pollutri, e Nicola Colameo, di Guilmi. In quel momento, come racconta il titolare, i tre non erano impegnati in un processo produttivo, ma stavano movimentando razzi di segnalazione per barche (ovvero esplosivo leggero) da smaltire. Un’operazione sbagliata, una scintilla dannata, chissà cosa è successo: l’unica certezza è che si è scatenato l’inferno. Ora sarà l’inchiesta condotta dai carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Gabriella De Lucia, a spiegare il perché della tragedia: omicidio plurimo colposo, disastro e incendio le possibili ipotesi di reato.
L’ALLARME Il disastro avviene poco prima delle due di pomeriggio. Il turno di lavoro è quasi terminato, ma uno scoppio improvviso sconvolge l’azienda che si occupa della demilitarizzazione di munizionamento convenzionale, bombe di aereo, sistemi d’arma, razzi e mine navali. Sul posto si precipitano gli operatori del 118 con l’elicottero e le ambulanze, i vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia, la guardia di finanza, la protezione civile. Fin dall’inizio, appare chiaro che non c’è niente da fare per i tre operai: l’esplosione li ha ammazzati all’istante. Nel gravissimo incidente sul lavoro nessun altro rimane ferito, perché i tre uomini stavano lavorando in una struttura isolata dalle altre. L’azienda, che conta complessivamente 70 dipendenti, è infatti distribuita in una decina di casematte su un’area di 20 ettari. Gli uffici amministrativi sono circa a 500 metri e in ogni struttura lavorano due o tre persone al massimo.
MISURE DI SICUREZZA Nella fabbrica scatta immediatamente l’evacuazione, così come nelle abitazioni nel raggio di un chilometro e mezzo. Il traffico ferroviario tra le stazioni di Fossacesia e Porto di Vasto viene sospeso, bloccata a lungo anche la Statale 16. La rotatoria all’altezza del casello dell’A14 di Vasto Nord diventa una sorta di check point invalicabile. «Ho mio fratello che lavora nella fabbrica, lasciatemi passare», è la supplica di un giovane. «Sono un dipendente, conosco tutti lì», si affanna a ripetere un operaio. Nel frattempo, si riunisce il centro di coordinamento dei soccorsi presieduto dal prefetto Armando Forgione. L’elicottero dei vigili del fuoco fa una ricognizione della zona. Ma, in queste condizioni, per gli artificieri dei carabinieri è troppo pericoloso effettuare un sopralluogo: bisognerà attendere oggi. Così come per l’intervento del medico legale Pietro Falco.
LE REAZIONI Gianluca Salvatore, uno dei titolari, fatica a parlare: «Siamo sconvolti, la nostra azienda è come se fosse una grande famiglia. È ancora impossibile dire ciò che è accaduto. Sono cresciuto insieme con le tre vittime, è un momento terribile». «Non è giusto azzardare ipotesi fino a quando non saranno fatti tutti gli accertamenti», aggiunge il responsabile marketing Guglielmo Rebbuffatti. «Posso solo assicurare che ogni operazione è fatta in sicurezza e rispettando le norme, così come avviene ogni giorno. Nel forno statico dove è successa la disgrazia si inserisce poco alla volta, con delle palette, il materiale che arriva dai depositi. La polvere pirica, soprattutto se vecchia, può essere instabile e può provocare detonazioni. Ma non so se è questa la causa di quello che è accaduto. Fortunatamente, ogni settore è protetto da mura di cemento armato e quindi non ci sono stati altri feriti». Il sindaco Filippo Marinucci è tra i primi a precipitarsi sul posto: «Questa è una fabbrica dove regnano professionalità e sicurezza e dove tutto viene controllato minuziosamente. Nell’arco di 50 anni, ci sono stati diversi incidenti. Ma il materiale con cui si lavora è ad alto rischio: l’incidente è sempre dietro l’angolo. Al dramma che stiamo vivendo con il Covid, che ha provocato già tanto dolore, si è aggiunta anche questa sciagura».