Espropri per la Pescara-Roma a 1.300 euro al metro quadrato

1 Luglio 2023

Ecco il valore base degli indennizzi per le case da abbattere lungo il tracciato della linea ferroviaria A breve l’avvio delle trattative private con i residenti. I sindaci: «Ma ora l’importo va aumentato»

MANOPPELLO. Il prezzo base è di 1.300 euro al metro quadrato. Poi, si apriranno le trattative caso per caso e ogni residente cercherà di spuntare un’offerta più alta. È questo l’importo in ballo per gli espropri delle case che saranno abbattute con il raddoppio della ferrovia Pescara-Roma (se si farà). Con l’avvio delle gare d’appalto per la progettazione esecutiva delle due tratte Interporto d’Abruzzo-Manoppello e Manoppello-Scafa, il tema degli espropri ritorna al centro del dibattito a Chieti, San Giovanni Teatino, Manoppello, Scafa e Alanno: oltre 130 gli immobili a rischio. Ma non c’è ancora certezza su quanti fondi saranno a disposizione per indennizzare gli abitanti che si ritroveranno senza casa. La cosa sicura è che i sindaci proveranno a fare fronte comune per aumentare la base dei 1.300 euro: «È un valore indicativo che risale a due anni fa», spiega Giorgio De Luca, sindaco di Manoppello, «ma adesso le quotazioni immobiliari sono salite ed è necessario rivedere quell’importo». Altra certezza è che la procedura per stringere gli accordi con i residenti è già decisa e prevede tempi stretti: «In caso di accettazione dell’indennità», recita il Dossier del progetto della linea ferroviaria, «sarà sottoscritto un preliminare di cessione in cui viene concordata la corresponsione di un acconto dell’indennità concordata (di regola 30%) entro 60 giorni dalla firma del preliminare, un ulteriore 50% alla consegna del possesso dell’immobile ed il restante 20% prima dell’emissione del decreto di esproprio o al momento della stipula di un atto notarile di cessione volontaria».
DA SAMBUCETO A ROMA Il prossimo 3 luglio Giorgio Di Clemente, sindaco di San Giovanni Teatino, sarà a Roma per una riunione tecnico politica sul progetto contestato: «Chiediamo giustizia, vivibilità e niente danni per il territorio», avverte Di Clemente che si è incatenato per ribadire la sua contrarietà all’opera e ha affidato il suo no anche al ministro degli Esteri Antonio Tajani durante una visita in città, «nel centro di San Giovanni Teatino ci sono 15 milioni di euro di opere eseguite nel giro di 400 metri: se venisse chiuso corso Italia, Sambuceto diventerebbe una Berlino 2. Gli espropri? Non piango per le abitazioni che saranno demolite ma per tutte quelle che resteranno e che verranno penalizzate dalla ferrovia». Le case da abbattere sono tra 16 e 18. Di Clemente continua: «Non sono contrario all’opera ma qualcuno deve ancora spiegarmi la sua utilità: un’opera pubblica non deve danneggiare il territorio». A Roma il sindaco sarà accompagnato dal docente dell’università d’Annunzio Ivo Vanzi (Tecnica delle costruzioni) e dall’avvocato Francesco Vetrò: «Andremo alla riunione armati di buone intenzioni e speriamo di tornare con notizie positive».
CHIETI ASPETTA IL TAR A Chieti sono un centinaio le case da demolire e il sindaco Diego Ferrara è uno dei contrari all’opera: «Noi saremo sempre al fianco della comunità e dunque la sosterremo come stiamo facendo sin da ora per tutte le vicissitudini del progetto». Il Comune ha presentato ricorso al Tar contro l’attuale stesura del primo lotto: «Abbiamo rappresentato in tutti i livelli di confronto, la contrarietà a una formulazione troppo impattante per l’ambiente, le attività economiche e per la comunità delle aree interessate. Aspetteremo gli esiti di questa attività che nasce dalla richiesta di attuazione di un’alternativa più sostenibile e già pronta, quella chiamata “Variante dei cittadini”. L’abbiamo costruita con i comitati nati per seguire il progetto e accanto dei quali noi saremo sempre, perché la voce della comunità deve avere un peso per un’opera del genere e deve essere ascoltata, per questo ci siamo mobilitati anche insieme agli altri Comuni interessati dal tracciato. Non è un no di principio al progetto, che serve allo sviluppo della regione e anche del nostro territorio: è un no alla pesante ipoteca che ci lascia perché non dialoga con le comunità». Ferrara prevede un percorso tortuoso fino agli espropri: «Saremo vicini alle persone anche nella fase più sensibile, quella dell’attuazione, se ci si arriverà, supportandole come un’istituzione può e deve fare, ma su indennizzi ed espropri ragioneremo quando avremo un traguardo concreto davanti. Al momento l’opera è nella fase esecutiva, ma non abbiamo certezza né dei tempi, ma soprattutto delle risorse perché venga realizzata e ultimata. Fattori determinanti prima di avviare qualsiasi progettualità di portata nazionale».
MANOPPELLO HA GIà DECISO A Manoppello – 23 tra abitazioni e manufatti da abbattere secondo il sindaco – si parla del raddoppio della ferrovia come di un caso chiuso: l’amministrazione De Luca è passata dal no al sì all’opera. «Quando Rfi ci ha detto che il tracciato era quello», spiega il sindaco, «abbiamo trattato a favore del territorio e avremo due sottopassi, viabilità, opere di riqualificazione, panelli fonoassorbenti trasparenti. Inoltre, stiamo pensando alla possibilità di ricostruire per gli espropriati; altra ipotesi è un’edilizia convenzionata per gli affittuari che perderanno la casa». Sugli espropri però, dice il sindaco, è ancora presto: «Se ne riparlerà almeno a dicembre quando sarà disponibile il progetto esecutivo. Comunque i valori medi proposti da Rfi due anni dovranno essere aggiornati».
SOPRALLUOGO A SCAFA A Scafa, il 6 giugno scorso c’è stato un sopralluogo per progettare gli interventi di compensazione da fare a carico di RfI. «Il progetto della ferrovia, da noi, interessa soprattutto dei garage e non provoca i danni degli altri comuni. A breve, i cittadini saranno contattati da Rfi; i ristori? Saranno migliori rispetto al quoziente iniziale», assicura il sindaco Giordano Di Fiore. «Abbiamo chiesto 10 punti per la città: avremo un sottopasso pedonale, l’ampliamento di vico Pescara, il rifacimento di corso Primo maggio, la riqualificazione di piazza Matteotti e piazza del Movimento ai caduti, il restauro della stazione e nuovi parcheggi alla stazione. Abbiamo stimato opere tra 3 e 5 milioni: abbiamo cercato di recuperare il più possibile rispetto alla svendita della precedente amministrazione».
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