Estetiste, appello a Conte: stop alle tasse fino al 2021

PESCARA. L'anno bianco, con lo stop ai pagamenti al fisco, per il 2020 e il 2021, la riduzione dell'Iva, la costituzione di un albo professionale, liquidità immediata a fondo perduto per gli...
PESCARA. L'anno bianco, con lo stop ai pagamenti al fisco, per il 2020 e il 2021, la riduzione dell'Iva, la costituzione di un albo professionale, liquidità immediata a fondo perduto per gli intestatari di partita Iva, meno burocrazia e più controlli contro l'abusivismo. È un pacchetto di richieste articolato quello che un'associazione in via di costituzione, che rappresenta il settore della cura della persona, ha portato all'attenzione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Una delegazione guidata da Romina Paludi e dalla referente Abruzzo Daniela Capodicasa, estetista pescarese, nei giorni scorsi ha incontrato il premier in due occasioni. La prima scaturita da una protesta inscenata davanti a palazzo Montecitorio e la seconda durante gli Stati generali a Roma, a Villa Pamphilj.
Durante il periodo del lockdown, le rappresentanti avevano promosso una petizione, sottoscritta da più di 20mila firmatari tra estetiste, parrucchieri, barbieri, tatuatori e onicotecniche. La raccolta nasceva dalla necessità di rappresentare le criticità di un settore rimasto fermo per oltre due mesi.
«La condivisione delle problematiche da parte di moltissimi professionisti del settore ha fatto sì che il gruppo si ampliasse a livello nazionale, contando oggi 35mila persone», spiega la referente abruzzese Capodicasa. «Durante gli incontri, abbiamo presentato le nostre proposte al governo. Abbiamo chiesto di essere rappresentati da chi tocca con mano giornalmente i problemi e le difficoltà del mestiere, da chi porta un camice e non una giacca, partecipando ai tavoli istituzionali di confronto». Durante gli Stati generali, Capodicasa e Paludi hanno richiesto sgravi contributivi per evitare licenziamenti e favorire le assunzioni e sgravi fiscali per ridurre la pressione.
«Con il lockdown», dice la Capodicasa «il 20 per cento delle attività non ha retto i termini economici da sostenere per la riapertura e ha chiuso. Per le attività rimaste, il livello di redditività è sceso del 40 per cento rispetto al periodo pre emergenza. I costi fissi, tra cui le bollette di energia e gas, sono rimasti identici, a fronte di entrate nulle. E in questo scenario si inserisce una clientela ancora restìa a uscire di casa per affidarsi a un operatore. La Cassa Integrazione in questi mesi è stata deleteria, in quanto molte persone non l’hanno ricevuta e la tassazione ulteriore al 23 per cento favorisce in questo modo il fenomeno del lavoro nero e dell’abusivismo». Tema, quest'ultimo, toccato insieme alla formazione professionale, alla costituzione di un albo, alle agevolazioni fiscali e a provvedimenti per favorire la liquidità.
Marcella Pace

