Evacuazione, i paesi senza piano
Il 20% non ha fornito dati alla Protezione civile. La Campania è maglia nera
ROMA. Non è possibile prevedere tutti i disastri naturali, ma si possono affrontare quelli già conosciuti. Per questo è un delitto non dotarsi di un piano comunale di emergenza che, leggiamo sul sito della Protezione civile, «è l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio».
Eppure, secondo i dati forniti proprio dall’organismo che si occupa di gestire le catastrofi, ben 1.577 comuni in Italia (su 7.954, il 20% del totale) ne sono sprovvisti.
Tutti i piani dovevano essere approvati entro il 16 agosto 2012, a 3 mesi della pubblicazione della legge 100 sul riordino della Protezione civile. Non solo, i comuni dovrebbero provvedere a verificarli e ad aggiornarli secondo l’evoluzione dei rischi territoriali. Ogni piano deve contenere una descrizione generale delle caratteristiche del territorio, che serve ad individuare i principali elementi di rischio e un modello d’intervento che stabilisca la catena di comando, razionalizzi le risorse e organizzi una comunicazione efficace in ogni situazione. Deve indicare le competenze e le responsabilità, predisporre il coordinamento tra le varie organizzazioni ed occuparsi della salvaguardia di persone, proprietà e viabilità territoriale.
La Provincia autonoma di Bolzano è l’unico territorio che non ha trasmesso alcun dato alla Protezione civile sui piani d’emergenza comunali. Della Campania, invece, si conoscono solo i numeri, ma non i nomi dei comuni inadempienti: tanto basta per eleggerla maglia nera, solo 214 enti su 551 hanno le carte in regola, appena il 39%. Soltanto in cinque regioni tutte le amministrazioni hanno fatto il loro dovere a pieno: presentano il 100% dei piani compilati Molise, Marche, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Trento. Rasentano la perfezione quelle di Abruzzo, Puglia e Umbria con il 99% . Sopra il 90% ci sono anche i comuni di Basilicata, Piemonte ed Emilia Romagna. Troviamo valori ancora abbastanza alti in Veneto (86%), Liguria (83%) e Toscana (82%). Poi inizia la mediocrità: con il 78% della Lombardia, il peggior risultato del nord Italia e il 75% totalizzato dai comuni sardi. Il Lazio, che è stato colpito dal recente terremoto di Amatrice e Accumoli - a proposito, entrambi i paesi avevano presentato il loro piano - annaspa nelle ultime posizioni della classifica con un preoccupante 66%. Tra i fanalini di coda ci sono la Sicilia (49%) e la Calabria (54%). Proprio dalla regione dei Bronzi, si è levata la voce del presidente dell’Ordine dei geologi Francesco Fragale: «Per accelerare l’adozione di tali piani, riteniamo che debbano essere predisposti stanziamenti finanziari alle amministrazioni: in Calabria esistono migliaia di professionisti esperti che hanno grande competenza nel settore e che in tempi brevi possono garantire la redazione di questo strumento».
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