Evade e palpeggia una donna Ma resta ai domiciliari

Piovono critiche per la decisione del giudice. Foschi: «Non c’è certezza della pena» Andreini: «Troppo buonismo». D’Urbano: «Servono più sicurezza e prevenzione»
PESCARA. È tornato agli arresti domiciliari il giovane arrestato nella notte tra venerdì e sabato a seguito di una violenza sessuale che ha scatenato una rissa prima all’interno e poi all’esterno di una stabilimento balneare sulla riviera nord. Alessandro Rinella, questo il suo nome, 24 anni, pescarese, era già ai domiciliari ma è evaso da casa e ha raggiunto il locale sul mare dove ha incontrato la giovane che ha palpeggiato con insistenza dopo averla attratta a sé, almeno stando alla ricostruzione della polizia.
Gli altri tre arrestati, che per gli agenti hanno partecipato alla rissa avvenuta subito dopo il palpeggiamento, sono tornati liberi dopo la convalida. E sono Antonio Massacese, Lorenzo Dognini e Luis Fernando Pena Mera, il primo di 24 anni e gli altri due di 21 anni, di Pescara. Per tutti c’è un processo in vista. L’accusa non è solo di rissa ma anche di resistenza e lesioni, visto che all’arrivo della polizia hanno reagito in malo modo. E Rinella è accusato anche di evasione dagli arresti domiciliari e false attestazioni sulla propria identità visto che in un primo momento avrebbe fornito un nome sbagliato.
L’episodio ha sollevato polemiche, in primo luogo per le decisioni del giudice dopo la convalida. Ma anche per la violenza subita dalla giovane.
«Lo Stato», dice Armando Foschi, portavoce provinciale di Fratelli d’Italia, «non dà più sicurezza ai cittadini. Ed è per questo che i cittadini non si fidano più. Non esiste più la certezza della pena, specie nei casi in cui gli autori di un reato vengono colti sul fatto, come stavolta. Lo ritengo molto grave», prosegue Foschi. «Se le cose vanno così è giustificato l’avvilimento di polizia e carabinieri, che appaiono sconfortati, dovendo combattere contro i mulini a vento».
Sulla stessa linea anche Gemma Andreini, presidente della Commissione regionale pari opportunità. Analizzando i fatti delle ultime ore Andreini parla della «permissività e del buonismo» imperanti che portano a «giustificare tutto e tutti. E poi ci sono persone che non rispettano le regole minime, pensando di poterle tranquillamente violare». Il riferimento è a chi esce senza problemi di casa pur essendo sottoposto ai domiciliari. La presidente della commissione critica anche «la mancanza della certezza della pena» e auspica «un intervento sul fronte della sicurezza con uno spiegamento di forze che consenta di avere il controllo del territorio». Non è piacevole, conclude, fare i conti con la realtà che si nasconde dietro i fatti dell’altra notte. «Le donne continuano ad essere trattate come oggetti da possedere. In questo caso una donna è stata elemento centrale dei fatti ma appare poco considerata, poco rispettata, viste le conseguenze che ci sono state».
Interviene anche Annarita D’Urbano, dell’associazione Iside, che combatte ogni forma di discriminazione, abuso e violenza. «Per fatti come questo manca la sicurezza così come la certezza della pena», commenta. «A Pescara accade quello che accade altrove, anche se in piccolo. In alcuni locali si dovrebbero adottare misure di sicurezza più adeguate e si dovrebbero sensibilizzare i giovani, a partire dalle scuole. Devono muoversi in gruppo, difendersi a vicenda ed evitare di bere troppo. Quanto alla certezza della pena il sistema andrebbe modificato e chi viene arrestato deve stare dentro. È vero che c’è stato un palpeggiamento ma poteva essere qualcosa di più, qualcosa di irreparabile». Un messaggio alle donne? «Devono denunciare, non vergognarsi. Se cominciamo a parlare, qualcosa cambia».
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