Evaso a Pescara, preso a Cerignola: tradito dalla ex e da una telefonata

20 Luglio 2021

A una settimana dall’evasione dal carcere di San Donato, la squadra Mobile rintraccia l’egiziano Ricostruite le fasi della fuga: a piedi fino a Francavilla e da lì in treno da un connazionale in Puglia

PESCARA. Non era a Pescara, non era in Abruzzo e neppure a Roma, dove a giugno era stato arrestato per una rapina compiuta con altri nella zona della stazione Termini. Si nascondeva, invece, a casa di connazionali, denunciati ora per favoreggiamento, a Cerignola, Salah Boukhalil, l’egiziano di 21 anni, protagonista l’11 luglio di una rocambolesca evasione dal carcere di San Donato, dove era rinchiuso dopo un periodo di isolamento anti Covid trascorso nella casa circondariale di Vasto.
Domenica sera, a sette giorni esatti dalla fuga, l’arresto da parte dei poliziotti della squadra mobile, coordinati dal dirigente Dante Cosentino e dal vice Mauro Sablone, in collaborazione con la squadra mobile di Foggia e il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria. Una fuga, stando al comandante della polizia penitenziaria Nada Marrone, avvenuta in non più di quattro minuti attorno alle 14, durante l’ora d’aria. «Da vero acrobata», valutato il momento più opportuno, ha scavalcato prima il muro di passaggio, poi quello di cinta, facendo perdere all’istante le sue tracce.
Tracce e movimenti che la squadra Mobile è riuscita ricostruire attimo per attimo grazie alla preziosa collaborazione di un cittadino che l’ha riconosciuto sul treno, ma soprattutto, scavando nella sua vita e nei suoi trascorsi, grazie alle indicazioni di una sua ex. È stato così che, attraverso attività tecniche e intercettazioni telefoniche, gli investigatori hanno potuto capire dove si trovasse. E, tre giorni fa, la svolta.
In una di queste intercettazioni, sono riusciti a captare la sua voce. Hanno sentito mentre diceva a un conoscente «sono fuggito dal carcere». Quindi, nel giro di qualche ora, l'hanno localizzarlo. Una fuga, stando a quanto emerso, avvenuta prima a piedi e poi in treno.
Lanciato l’allarme, mentre una città intera era in fibrillazione, mentre le forze dell’ordine lo stavano cercando ovunque, anche sulle spiagge tra i bagnanti, con gli elicotteri, lui dal carcere ha iniziato a camminare sino ad arrivare a Francavilla al Mare dove in serata, alle 20,30, è salito su un treno che l’ha portato in Puglia, dove già sapeva che avrebbe potuto trovare appoggio.
In particolare a Cerignola. In tasca, qualche spicciolo racimolato qua e là. Ed è proprio da uno dei passeggeri del treno che è arrivata alla polizia la prima segnalazione. Sfogliando i giornali del mattino e guardando i siti, il viaggiatore ha capito che la descrizione dell’evaso dal carcere di Pescara corrispondeva esattamente a quella del giovane che aveva visto in treno, seduto nel suo stesso scompartimento. Di qui, dunque, ha preso il via una precisa attività di indagine.
A indirizzarla ancora di più, i precedenti del giovane, per lo più rapine e furti, ma anche una denuncia per maltrattamenti, che era stata fatta tempo fa da una ex. E soprattutto grazie a lei, gli investigatori della Mobile, coordinati dal pm Andrea Papalia, sono riusciti a ricostruire in pochi giorni i suoi contatti, le sue frequentazioni, gli ambiti in cui si muoveva e, di conseguenza, ad avviare le intercettazioni che l’hanno portati dritti a lui, all’appartamento in cui aveva trovato ospitalità. Oggi a Foggia, nel cui carcere si trova rinchiuso, è in programma la direttissima.
«Riteniamo», spiega la comandante della penitenziaria Marrone, «che abbia organizzato la fuga nella stessa giornata dell'11, non prima. Non ha mai avuto contatti con nessuno, nessuna telefonata. Anche le immagini delle telecamere lasciano pensare questo. Una persona comunque oltre che atletica, scaltra, con più di una decina di alias». L'intera attività di indagine è stata seguita, in prima persona, proprio per la gravità del reato commesso, dal questore Luigi Liguori, che ieri ha ricevuto i complimenti del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia. «È stata», sottolinea, «un’operazione fulminea che ha ripristinato l’ordine giuridico che era stato violato in maniera così plateale».
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