Ex discarica, a rischio 10 milioni per la bonifica

Interpellanza del Pd alla giunta regionale sui ritardi accumulati finora per ottenere i fondi Masterplan destinati alla messa in sicurezza dell’area
MONTESILVANO. Accelerare l’iter di riperimetrazione del Sir Saline Alento e di messa in sicurezza e bonifica dell’ex discarica di Villa Carmine, pena la perdita dei 10 milioni di euro di fondi Masterplan.
È quanto sollecita il Partito Democratico attraverso un’interpellanza in cui si chiedono, alla giunta regionale, i motivi dei ritardi nel raggiungimento di alcuni obiettivi assegnati esattamente un anno fa ad Arap (Azienda regionale attività produttive), dal servizio gestione rifiuti della Regione. A presentare l’iniziativa, ieri a Montesilvano, sono stati i consiglieri regionali Antonio Blasioli e Silvio Paolucci, affiancati dai consiglieri comunali di Montesilvano Romina Di Costanzo, Antonio Saccone ed Enzo Fidanza, e da Alessio Pisciella dell’associazione AnnoZero. Presenti anche alcuni consiglieri democratici angolani, capitanati dal capogruppo Antonio Melchiorre, per ribadire l’esigenza di inserire anche la discarica Sant’Agnese nel Sito di interesse regionale (Sir) Saline Alento.
RIPERIMETRAZIONE. Tra gli obiettivi assegnati ad Arap, come spiegato da Blasioli, c’è proprio la riperimetrazione di quello che nel 1998 venne classificato come Sito di interesse nazionale (Sin), per poi essere derubricato a Sir nel 2013, con una riduzione della sua estensione. Il servizio gestione rifiuti, infatti, ritiene utilizzabili i fondi Masterplan – pari a 10 milioni di euro per il Sir Saline Alento e per quello di Chieti Scalo – anche per completare gli interventi sui siti di Moscufo e Città Sant’Angelo attualmente esclusi dall’area. «Arap ha eseguito delle indagini per la riperimetrazione, che però a oggi non è ancora avvenuta, nonostante due richieste avanzate dall’Arap stessa a settembre e ottobre 2019», ha evidenziato Blasioli.
MESSA IN SICUREZZA. C’è poi la messa in sicurezza e la bonifica dell’ex discarica di Villa Carmine, una montagna composta da 350mila metri cubi di rifiuti che, da un lato, continua a produrre percolato attualmente captato, ma che rischia di continuare a confluire nel Saline e in mare e, dall’altro, rischia di franare nel fiume. A tal proposito gli esponenti del Pd hanno ricordato che a giugno 2019, nel corso di un sopralluogo eseguito da Arap e Arta, le vasche di contenimento sono state trovate piene di liquido. «Da dicembre 2019», hanno proseguito, «è stato riattivato il servizio di captazione del percolato che avviene ogni 15 giorni, ma per il quale addirittura bisogna utilizzare ogni volta un gruppo elettrogeno. Così come continua lo svuotamento del pozzo lato ovest. Ci chiediamo se queste misure di emergenza siano sufficienti a evitare che il percolato continui a confluire nel fiume, e se non sia urgente una profilatura della montagna di rifiuti che ne eviti il crollo».
BONIFICA. Gli amministratori comunali e regionali hanno poi messo in luce come il 29 gennaio 2020 sia stato affidato al professor Piero Sirini, dell’Università di Firenze, uno studio sul sito che porterà all’elaborazione di ipotesi di bonifica da sottoporre agli enti locali. «Da quel momento si aprirà una lunga discussione e probabilmente sarà necessario trovare ulteriori fondi per completare il progetto. Solo dopo si potrà procedere con la gara», hanno aggiunto.
«Ma in questo modo si rischia di arrivare velocemente alla data del 31 dicembre 2021, termine ultimo per la firma del contratto, pena la perdita dei 10 milioni di euro».
FINANZIAMENTI. In tema di fondi, Pisciella ha poi ricordato che ai tempi del Sin (2001), il Saline aveva ottenuto circa 3 milioni 700mila euro, di cui un milione già speso. L’interpellanza sarà volta dunque a fare chiarezza anche sul possibile impiego dei fondi rimanenti, pari a 2,7 milioni di euro che potrebbero andare a sommarsi a quelli del Masterplan. «La giunta di centrosinistra è riuscita a intercettare fondi importantissimi», ha ricordato Paolucci,«che ora rischiano di andare persi a causa di una giunta così lenta da non essere in grado di spendere risorse già stanziate». «Anche se il Comune non ha competenza in materia», ha aggiunto Di Costanzo, «ci saremmo aspettati un sollecito degli organi preposti a risolvere l’annosa questione della bonifica del Sir Saline Alento, una questione che ha subìto nel tempo un’inerzia e un rimpallo di competenze. Un’amministrazione che ha sul proprio territorio una simile bomba ecologica non può in alcun modo far finta che il problema non esista e ignorare le procedure in corso».

