«Ex discarica, solo promesse» Pd e M5S: ora è a rischio il fiume

Doppia conferenza dei consiglieri regionali Stella (pentastellata) e Blasioli (dem) con i colleghi locali Sott’accusa la Regione: «Nel 2016 erano stati stanziati 10 milioni per interventi e progetti mai fatti»
MONTESILVANO. Intervenire subito per mettere in sicurezza l’ex discarica di Villa Carmine in attesa della sua bonifica. È questo l’appello lanciato dal Pd e dal Movimento 5 Stelle alla Regione Abruzzo e all’Arap, ente attuatore del disinnesco della bomba ecologica che sorge lungo il fiume Saline e che, nonostante sia stata dismessa da oltre 20 anni, continua a rappresentare un pericolo per l’ambiente e per i cittadini.
Nonostante nel 2016 siano stati stanziati 10 milioni di euro di fondi Masterplan, infatti, finora non si è intervenuti neanche con le opere di barrieramento idraulico utili a evitare l’immersione dei rifiuti durante le piene del fiume. Così come nessuno dei tre progetti elaborati per la bonifica del sito, che vanno dall’incapsulamento della montagna da 300 mila metri cubi di rifiuti alla sua eliminazione, passando per il “landfill mining”, un impianto mobile di trattamento permanente dei rifiuti in aree circostanti, finora ha trovato attuazione. Ad accendere nuovamente i riflettori sul problema, ieri mattina, sono stati sia il M5s, con la consigliera regionale Barbara Stella e i consiglieri comunali Gabriele Straccini e Gianni Bucci, sia il Pd, con il consigliere regionale Antonio Blasioli, e i consiglieri montesilvanesi Romina Di Costanzo e Antonio Saccone, e angolana Catia Ciavattella.
«Siamo preoccupati per la situazione di totale stallo che denunciamo da anni», hanno commentato i pentastellati. «Il sito è vicinissimo al fiume e il rischio di collasso sul bacino fluviale è concreto, a causa dell’erosione delle sponde. Purtroppo, agli ultimi annunci altisonanti che il Governo regionale ha fatto, non è seguito nulla di concreto. Ancora una volta dal centrodestra tante parole e zero fatti». Gli esponenti del M5s hanno ricordato che risale al marzo 2021 l’approvazione dell’Analisi di rischio ambientale che, entro i 6 mesi successi, avrebbe dovuto portare al progetto operativo di bonifica. A ottobre 2022, invece, l’annuncio che le risorse per la bonifica c’erano e che si sarebbe proceduto con il macro-incapsulamento. «Oggi, a quasi un anno da quegli annunci, non c'è traccia né del progetto operativo di bonifica, né delle risorse necessarie per realizzarlo e tantomeno di attività per la messa in sicurezza di emergenza».
Sulla stessa lunghezza anche i dem che ricordano come l’ultima azione concreta sia stata quella del governo di centrosinistra, nel 2016, con lo stanziamento di 10 milioni di euro. «Tuttavia, dopo sette anni, ci troviamo di fronte esclusivamente a uno studio di fattibilità e all’aumento dei costi», evidenziano. Stando al Pd, la procedura di incapsulamento, stimata anni fa in 8,7 milioni di euro, oggi è arrivata a costare 13 milioni. Una soluzione in merito alla quale i dem si dichiarano contrari, perché la montagna di rifiuti, dalla pendenza oltre i limiti di sicurezza, sorge a ridosso del fiume nel quale rischia di collassare, con biogas e percolato che continuano a inquinare l’ambiente per chilometri. Per questo anche i consiglieri del Pd chiedono almeno di procedere con le opere di barrieramento idraulico. «Ci auguriamo che le amministrazioni comunali, così attente al turismo e alla Bandiera Blu», chiosano, «la smettano di sottostare alle scelte della Regione e si attivino con forza per la bonifica dell’intero sito».

