Ex operaio della Sevel, era di Tollo

Il sindaco Masci sul luogo della tragedia: «Sono sbigottito, una fine assurda»
PESCARA. «Portatelo qui, che gli diamo una lezione, così imparano questi arroganti che uno esce e non sa quello che gli succede». In viale della Pineta, mentre arrivano i vigili urbani e i carabinieri con il comandante Antonio Di Mauro, e mentre la Guardia di Finanza blocca il tratto di strada al traffico dalla rotonda dell’Agip, scendono in strada i residenti, escono dai locali i clienti e sul posto arriva anche il sindaco Carlo Masci, avvisato dal comandante dei vigili urbani mentre era all’inaugurazione delle Naiadi. «Ho sentito il bisogno di andarci», dice a fine serata il sindaco, «sono sbigottito e attonito. Tremo perché ho due figli giovani e pensare che si possano trovare in una situazione del genere, involontariamente mi fa paura. Vedere quella famiglia sconvolta lascia il vuoto dentro, è assurdo».
«Anche se uno ha ragione deve stare zitto, la gente è impazzita», dice una signora con il cane al guinzaglio. «Si litiga per un nonnulla, si muore per una sciocchezza», ripetono in tanti mentre Tiziano Paolucci è lì in terra che, come ripete la moglie, «non potrà rivedere più i suoi amori, i suoi nipoti».
Abitava lì a due passi Paolucci, in via d’Avalos, ex operaio della Sevel che dopo alcuni problemi di salute che lo avevano costretto a lasciare il lavoro, si arrangiava come poteva, anche facendo il muratore. Legatissimo alla moglie, alle figlie, ai nipoti, ieri era preoccupato perché la grandine aveva danneggiato anche il ristorante. Stava andando a prendere le nipotine, per lasciare lavorare la figlia Silvia e suo marito.
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