Ex Sund, stipendi non pagati da due mesi

31 Gennaio 2015

Denuncia della Cisl: «Dipendenti obbligati a dimettersi per essere assunti con un’altra società, ora intervenga la Regione»

MONTESILVANO. Dipendenti della casa di riposo Santa Maria Ausiliatrice senza stipendi da due mesi e «costretti» all’auto-licenziamento dalla cooperativa per la quale lavorano. A lanciare il grido d’allarme a tutela dei lavoratori dell’ex Sund è il segretario provinciale della Cisl-fp Davide Farina che denuncia «gravi irregolarità» all’interno della casa di riposo.

Dopo lo stato di agitazione dei lavoratori della Tradeco, a causa del mancato pagamento degli stipendi nonostante il Comune sia in regola con i saldi all’azienda che si occupa di igiene urbana, spunta un altro caso simile: a lamentare lo stesso disagio sono circa 30 lavoratori della casa di riposo che, pur avendo ricevuto regolarmente i pagamenti da parte della Asl, non avrebbe pagato i dipendenti. Presunte anomalie che non preoccupano un’altra parte dei lavoratori della rsa che si schiera con la proprietà.

«Sta per chiudere l’ennesima cooperativa fantasma», dichiara Farina, «che presta personale sanitario, assistenziale e ausiliario alla rsa Santa Maria Ausiliatrice di proprietà del Cise del rettore Carmine De Nicola. Cooperative che nel tempo si sono succedute e avvicendate cambiando di volta in volta i propri nomi come ad esempio, per citare solo gli ultimi, Cidi e Acdi, scambiando lavoratori tra di loro come figurine da collezione. In questa operazione di chiusura, sono coinvolti circa 30 lavoratori con diverse qualifiche che, in questi giorni, sono stati obbligati dalla ditta a presentare domanda di dimissioni spontanee per lasciare la cooperativa». Farina evidenzia che l’azione è stata portata avanti dalla società Cise, che risulta essere il titolare dell’accreditamento con la Regione Abruzzo per svolgere attività sanitarie, e non dai titolari della cooperativa che i sindacati non hanno mai conosciuto (da qui la qualifica di fantasma). A detta del sindacalista, quindi, i dipendenti sono stati chiamati ad auto licenziarsi «con la promessa di una contestuale riassunzione a tempo determinato per alcuni mesi alla Cise», aggiunge, «senza però sottoscrivere alcuna clausola di salvaguardia e condizioni di tutela del posto di lavoro alla scadenza del contratto a tempo determinato».

L’esponente della Cisl evidenzia anche il mancato pagamento degli stipendi relativi ai mesi di novembre e dicembre 2014, oltre al Tfr maturato per l’intero periodo di lavoro. «Di questi emolumenti ai lavoratori non è stato liquidato nulla al momento della firma del proprio licenziamento né hanno loro comunicato eventuali modalità future del pagamento», sottolinea Farina ricordando come non sia la prima volta che i lavoratori della rsa si trovino a fare i conti con i ritardi nei pagamenti, nonostante la Asl paghi regolarmente le fatture. Una situazione analoga a quella lamentata dai lavoratori della Tradeco che nei giorni scorsi sono approdati in prefettura per far valere le proprie ragioni. «Di tutto ciò la Cisl-fp nei prossimi giorni interesserà direttamente il governatore della Regione Abruzzo», conclude Farina, «e contemporaneamente chiederà agli organi ispettivi e di vigilanza della Regione e della Asl di Pescara di istruire un’approfondita indagine al fine di verificare eventuali inadempienze contrattuali da parte della Cise che possano prospettare eventuali misure di censura e penalizzazione previste dagli accordi negoziali sottoscritti».

Eppure a dichiararsi sereni sull’argomento sono gli stessi lavoratori della rsa. «Non siamo stati affatto costretti a licenziarci», replica la dipendente Alessandra Masucci anche a nome dei suoi collleghi. «Semplicemente la cooperativa Acdi con la quale avevamo un contratto a tempo determinato ha cessato la sua attività alla fine di gennaio e noi, invece di tornare a casa, abbiamo accettato la proposta di assunzione della Cise srl con la quale abbiamo firmato ieri i nuovi contratti. La stessa società ci ha garantito che si accollerà il nostro Tfr e che pagherà le due mensilità arretrate».

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