Ex villino sequestrato per la terza volta

Via Primo Vere, tornano i sigilli al cantiere della palazzina costruita al posto della casa Liberty. Gli ambientalisti: abuso edilizio
PESCARA. Per la terza volta la procura di Pescara ha ordinato il sequestro del cantiere di via Primo Vere alla Pineta, la strada che una volta ospitava un villino liberty poi demolito nel 2003 per far posto a una palazzina moderna, collocata nella sottozona B1 all’interno della pineta dannunziana dove insistono diversi vincoli di tutela storica, architettonica, paesaggistica.
L’area era stata già sequestrata due volte ma la procura ha emesso un terzo provvedimento proprio perché i lavori per realizzare la palazzina, quasi completata, non si sono fermati nonostante la Cassazione avesse riconosciuto che gli originari permessi a costruire erano stati rilasciati illegittimamente.
Il terzo sequestro segue ancora un esposto dell’architetto Anita Boccuccia portavoce, insieme alle associazioni ambientaliste Italia nostra, Wwf, Comitato abruzzese del paesaggio, Miladonnambiente, Eco Istituto Abruzzo e con il partito di Rifondazione con Maurizio Acerbo, dello scempio urbanistico. La vicenda risale ormai a oltre dieci anni fa quando al posto del villino anni Trenta, a un piano e a mattoni, venne deciso di edificare una palazzina a tre piani in cemento e vetro: un insediamento giudicato in contrasto con lo stile Liberty della zona sottoposto a vincoli paesaggistici dal piano paesistico regionale e dal piano regolatore comunale. Nel 2003, l'architetto Boccuccia, confinante del villino acquistato nel 2002 da Farina, segnalò l'anomala situazione alla Soprintendenza per scongiurare la demolizione.
La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici negò il nullaosta e rese illegittima la concessione edilizia rilasciata dal Comune. Nonostante mancasse l’autorizzazione della Soprintendenza dell'Aquila, nel frattempo il villino era già stato buttato a terra. Accanto, però, era stato avviato anche un procedimento penale in cui la Cassazione ha condannato il progettista e il tecnico del Comune per il rilascio di quei permessi a costruire.
«Salutiamo positivamente l'ennesimo intervento della magistratura», dicono le associazioni ambientaliste, «visto che gli enti preposti alla tutela, ovvero Comune, Provincia e Regione non hanno ritenuto di dover intervenire per bloccare i lavori nonostante le nostre segnalazioni e l'ampio risalto dato allo scempio».
Secondo le associazioni rappresentate da Domenico Valente, Loredana Di Paola, Andrea Iezzi, Edvige Ricci e Giancarlo Odoardi i sigilli sarebbero stato posti il 22 agosto ma fino al 20, come spiegano, «numerosi camion di sabbia, terra, breccia sono stati scaricati nel giardino del cantiere di via Primo Vere 13»,
«Purtroppo», lamentano ormai le associazioni, «il fabbricato è stato quasi completato per cui auspichiamo, come previsto dalla legge la demolizione dell'abuso edilizio in riva al mare e il ripristino dello stato dei luoghi. Approfittiamo anche per ricordare al Comune intanto di predisporre, senza ulteriormente tergiversare», concludono quindi le associazioni ambientaliste insieme ad Acerbo, «le necessarie procedure per l'abbattimento degli abusi edilizi, dallo stabilimento Les Paillotes in piazza Le Laudi allo scheletro del palazzo Michelangelo sul lungomare nord su cui la magistratura si è già pronunciata in via definitiva». (p. au.)
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