«Export, l’Istat ci colloca al terzo posto in Italia»

13 Giugno 2024

L’analisi dell’economista Mauro: farmaceutico e automotive trainanti

L'AQUILA . L'export in Abruzzo vola. I dati diffusi dall'Istat sono inequivocabili: la crescita delle esportazioni nel primo trimestre 2024, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si attesta al 12,4%. Un balzo in avanti che colloca la regionale al terzo posto nella classifica nazionale. Con l'economista Pino Mauro, docente dell'Università "D'Annunzio Chieti-Pescara" abbiamo analizzato i dati emersi e i settori che trainano la crescita delle esportazioni. Due i pilastri: il farmaceutico e l'automotive.
Professor Mauro, la performance dell'Abruzzo nel primo trimestre dell'anno ci regala una regione in forte ripresa sotto il profilo delle esportazioni. Un dato prevedibile?
La tendenza, nel 2024, è nettamente espansiva, confrontando i numeri riferiti allo stesso periodo del 2023, con una crescita generale del 12,4% dell'export, che fa salire l'Abruzzo sul podio: esattamente al terzo posto in Italia dopo Calabria e Molise. Un dato che per l'Abruzzo, che lo scorso anno ha fatto registrare un valore delle esportazioni pari a 10 miliardi di euro, rappresenta una nota estremamente positiva, anche rispetto alle prime due regioni in classifica che sono cresciute di più, ma con cifre economiche relative alle esportazioni nettamente più basse di quelle abruzzesi.
Da cosa deriva questo risultato, per molti versi, eclatante?
La spinta forte arriva da due settori strategici: il farmaceutico, concentrato in provincia dell'Aquila, che è cresciuto nel primo trimestre dell'anno del 48,2%, con un trend sostenuto e consolidato dopo la pandemia. Il secondo comparto è quello dei mezzi di trasporto, il cosiddetto automotive, che ha il suo fulcro nella provincia di Chieti, cresciuto in punti percentuali del 26,5%. Siamo di fronte a valori che testimoniano la grande competitività delle imprese abruzzesi sui mercati internazionali.
Su scala nazionale qual è il quadro che emerge?
Nel primo trimestre 2024 si stima una crescita congiunturale delle esportazioni per il Centro del +1%, una contenuta flessione per il Nord-est (-0,9%) e una più ampia contrazione per il Nord-ovest (-3,5%) e il Sud e Isole (-4,1%). Su base annua, la diminuzione dell’export nazionale in valore (-2,8%) è la sintesi di dinamiche territoriali molto differenziate: si rileva una crescita marcata per le Isole (+8,9%) e relativamente più contenuta per il Sud (+4,3%), mentre il Nord-est (-2,4%) e il Nord-ovest (-3,4%) mostrano una flessione e il Centro (-10,4%) una decisa contrazione. Nei primi tre mesi dell'anno le flessioni tendenziali più ampie delle esportazioni riguardano Marche (-55,5%), Basilicata (-35,3%) e Liguria (-14,7%), mentre le regioni più dinamiche sono Calabria (+26,9%), Molise (+22,2%), Abruzzo (+12,4%) e Campania (+9,6%).
L'automotive si conferma un comparto strategico in Abruzzo. Ci fornisce qualche dato aggiuntivo?
Il peso esercitato dall'automotive, che ha un'incidenza complessiva del 41% sull'export abruzzese, è notevole: un patrimonio importante di questa regione, sia sotto il profilo occupazionale, che produttivo e competitivo. Esiste una cultura manifatturiera abruzzese che va preservata.
Alla luce della crisi di Stellantis i dati potrebbero subire un'inversione di tendenza nei prossimi mesi?
Nel 2035 ci troveremo di fronte al passaggio definitivo alle auto elettriche. Bisogna vedere qual è l'intendimento di Stellantis, con il sito di Atessa, rispetto a questa scadenza: gli investimenti reali che intendono fare in Abruzzo e le prospettive di crescita del mercato dei mezzi di trasporto, soprattutto rispetto ai cambiamenti imposti dall'Ue.
Tornando ai dati Istat, rispetto al 2019, quindi su un arco temporale di 5 anni, l'export in Abruzzo cresce del 24%, mentre in Italia diminuisce. Come lo spiega?
Il dato si legge con l'ascesa imperante del settore farmaceutico, che non a caso è cresciuto quasi del 50% nell'ultimo anno. L'unico comparto che, invece, dal 2009 ad oggi ha fatto registrare un calo dell'11% è proprio l'automotive. Significa che se entra in crisi il settore produttivo dei mezzi di trasporto e delle filiera, entra in crisi tutto l'Abruzzo. Il dato economico da sottolineare è che il manifatturiero non rappresenta un settore a sé stante, ma genera altra occupazione nei servizi, nel terziario avanzato, nella logistica, trasporti e ricerca e sviluppo. Ha un elemento diffusore che produce nuova occupazione. L'Abruzzo deve attenzionare i cambiamenti in atto nel comparto auto, che guardano definitivamente all'elettrico, ma vista l'entità del fenomeno sono il Paese e l'intera Europa che necessitano di investimenti e strategie per accompagnare questo passaggio.
Su scala provincia, qual è il territorio che fa meglio sull'export?
Indubbiamente la provincia dell'Aquila, che passa dal 20,5% del 2021 al 22% del 2024: un balzo in avanti enorme trainato dall'industria farmaceutica. Anche se guardiamo al primo trimestre di quest'anno è la provincia con la performance migliore in quanto a crescita delle esportazioni. Su base assoluta, invece, è Chieti ad incidere per il 55% sulle esportazioni abruzzesi. Teramo è ferma al 17,8%.
Numeri attribuibili solo alla grande impresa?
All'interno del quadro economico si evince la preponderanza delle grandi aziende, ma hanno un ruolo anche le imprese radicate sul territorio, che legano tradizione e innovazione. Scorrendo nel report Istat si evince come il tessile e l'abbigliamento, nel primo trimestre 2024, crescono del 25%, gli alimentari e le bevande del 5,7%, il mobilio del 10%. Uno scenario articolato che coinvolge la grande impresa come le piccole e medie realtà endogene, che hanno una forte tradizione locale.
La Zes unica rappresenta un'opportunità ulteriore di sviluppo per l'Abruzzo?
Non vi è dubbio che i vantaggi fiscali e burocratici che derivano dalla misura, uniti agli investimenti pubblici e privati, possono dare una spinta molto forte all'economia regionale e incrementare ulteriormente le esportazioni verso l'estero.