«Facciamo cade’ Pescara». Delirio ragazzini nelle chat Telegram

23 Ottobre 2026

Sono un centinaio, perlopiù minori. L’appuntamento domani in piazza Salotto

PESCARA

Dicono come vestirsi, cosa portare e dove trovarsi: «In piazza Salotto alle 15 del giorno 24 ottobre. Anche alle 15.30 va bene, se venite prima è meglio, più siamo meglio è». E poi l’urlo di battaglia: «Facciamo cade’ Pescara, le gioiellerie le svuotiamo».

Frasi talmente deliranti che sembrano quasi finte, inventate per far paura. Ma il progetto c’è eccome. Lo conferma chi da quel gruppo Telegram è uscito non appena si è reso conto che quella che doveva essere la manifestazione contro il carovita stava diventando un proclama di devastazione. «Sono minorenni incazzati che non sanno neanche loro quello che stanno facendo», racconta una delle ragazze che era entrata nel gruppo “Protestapescaracentro” attirata dalla prima locandina, e ne è uscita di corsa dopo poche ore. «All’inizio eravamo circa 500, poi come me sono usciti dal gruppo molti altri. Saranno rimasti in duecento, ma non so ora quanti sono. Hanno continuato a cambiare nomi al gruppo quando hanno capito che erano stati segnalati».

Di sicuro sono rimasti i promotori a dare la carica, come si legge sulle chat Telegram “Proteste a Pescara” che si ricorrono ora dopo ora. «Vestiti neri, per essere tutti uguali, scarpe comode e calzini lunghi. Passamontagna occhiali e maschere anti gas per chi le ha, sennò le mascherine normali». E ancora: «Mettetevi vestiti con le tasche che si chiudono o portatevi il borsello o lo zaino perché se perdete qualcosa è un casino». E un altro: «Raga, a parte tutto non ci dobbiamo fa male». Si dicono tra loro di stare attenti ai ragazzini, “attenti a li bardascett”, con il consiglio spassionato, «per chi fa casino serio», a non togliere il passamontagna «finché non arrivate in un punto in cui non ci stanno le telecamere, perché se ve lo togliete subito ci mettono due secondi a capire chi siete». Qualcuno chiede se «possono venire pure le femmine», poi si contano e nel valutare i rischi, si mettono in guardia l’un l’altro: «Non stiamo a Roma o Milano, Pescara è un buco di cu..., chi farà casino si prende le proprie responsabilità». Comunicano in libertà, spesso in dialetto pescarese, fino a quando si accorgono, dopo la segnalazione alla Questura dei fuoriusciti, di essere spiati: «Uagliu state attenti co sti telefone». Ma non si perde di vista l’obiettivo: «Il 24 nessun telefono dalle 3 in poi, facciamo cade Pescara, le gioiellerie le svuotiamo». L’adrenalina sale: «Facciamolo duro, facciamolo serio, se siamo tutti uniti si fa si fa». E in totale emulazione di quanto avvenuto sabato scorso in centro a Milano: «Foot Locker sarà il primo negozio che rompo, ha i giorni contati». E un altro: «I compro oro ci stanno. Quelli», scrive in dialetto, «tinem da fa, la si fa li sold». Poi l’idea dei fuochi: «Ci stanno dei cinesi o dei Bangla in centro che vendono petardi, ste cose». Qualcuno sembra riportare il delirio collettivo sul binario della realtà: «Dai che il 24 ci uniremo per cercare almeno di cambiare qualcosa, perché noi siamo il popolo e lo Stato deve esistere non per i loro interessi ma per il popolo». Ma ormai, mentre si affrettano a cambiare nome al gruppo di continuo, la diffidenza sale: «Uagliu vi ripeto state attentissimi agli sbirri perché sta pieno nel gruppo. E soprattutto», aggiunge, «sabato pomeriggio se facciamo ciò che dobbiamo fare non ci andranno piano, se devono tirare le manganellate e pestare a sangue i uaglioni lo fanno tranquillamente quindi dobbiamo sta uniti». Qualcuno bestemmia, un altro dice «a sto punto mi porto il plate carrier», un gilet tipo scudo da guerra. Ormai sanno di essere stati segnalati alla Questura da quelli che dopo essere usciti, stanno organizzando la protesta pacifica: «Che coglione quello che ha segnalato l’altro gruppo, quelli stanno a pensare che se fanno la protesta rose e fiori li ascolteranno»: E un altro: «Vedi che lo Stato adesso ci vuole fermare, perché hanno capito che il popolo si è rotto il ca... di tutto». E quindi: «Uagliu, dobbiamo fare il devasto peggio della Francia, lo facciamo per noi, per il nostro futuro, perché noi siamo il futuro, date il massimo». Ma gli investigatori non solo li spiano. Sanno chi sono e ne seguono le mosse, pronti a infrangere i piani di una generazione che non sa più chi è.

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