Fallimenti società, accolto il ricorso delle difese
Annullato il sequestro di quote e di 7 milioni di euro di Di Matteo e di altri quattro indagati
PESCARA. Dopo una serie di ricorsi e tre pronunce della Corte di Cassazione, Luca Di Matteo vince la sua battaglia contro la procura che aveva posto sotto sequestro quote societarie della Dongas srl, Mariotti srl, e MLP srl, oltre a 7 milioni di euro.
Di Matteo è uno dei protagonisti di una vicenda giudiziaria piuttosto complessa, un'inchiesta aperta dal sostituto procuratore Silvia Santoro e che nell'ottobre dello scorso anno portò a una serie di sequestri eseguiti dalla guardia di finanza su disposizione del tribunale di Pescara. Si trattava, secondo l'accusa, di un presunto giro di società che venivano acquisite, svuotate di ogni bene e poi portate al fallimento.
Ma su quei sequestri c'è stata una lunga battaglia che alla fine ha dato ragione ai ricorrenti, Di Matteo, Pietro Mercurio, Anna Barbato, Iolanda Palumbo e Arnaldo Mariotti, tutti soggetti interessati. Con l'ultima decisione la Cassazione aveva annullato quel sequestro e rinviato il fascicolo al tribunale di Pescara per un nuovo esame.
E la discussione che ne è scaturita in sede di udienza è stata quindi favorevole a Di Matteo (assistito dall'avvocato Maurizio Russi) e agli altri. I giudici pescaresi fanno rilevare che alla base c'è stato una sorta di pasticcio da parte della procura nel citare i capi di imputazione.
«Non può questo tribunale non farsi carico della circostanza che il pm indica quali titoli di reato in relazione ai quali questo tribunale avrebbe pronunciato il sequestro, quelli riportati in capi di incolpazione provvisoria niente affatto coincidenti con quelli in relazione ai quali il tribunale di Pescara si è effettivamente pronunciato a seguito dell'originario appello del pm».
E dunque i giudici affermano che, «riesaminati gli atti di indagine e l'informativa della finanza, questo tribunale deve rilevare di non essere nelle condizioni di specificare ulteriormente, nel senso indicato dalla Suprema Corte, il legame di pertinenzialità delle quote sociali delle tre società attenzionate con i fatti delittuosi indicati nei capi di incolpazione originariamente evidenziati dal pm».
«Per me», commenta Di Matteo, «hanno parlato i giudici. Mi hanno rivolto accuse oggi contrastate e totalmente smentite da cinque pronunce. Non so come la procura possa portare avanti questo procedimento a mio carico».
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