Fallimento Oma, indagato Masciarelli

Perquisiti gli uffici dell’ex presidente Fira, sospettato di bancarotta fraudolenta in concorso con l’imprenditore Angelucci
PESCARA. Si arricchisce con un nome di prestigio e molto noto per le sue vicende giudiziarie degli ultimi anni, l'inchiesta della procura di Pescara sulla bancarotta dell'imprenditore Mauro Angelucci. Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira, coinvolto nello scandalo Fira sui finanziamenti Docup e poi nello scandalo di Sanitopoli, è indagato per concorso in bancarotta fraudolenta insieme appunto all'imprenditore Angelucci.
PERQUISIZIONI Ieri mattina, gli uomini della finanza hanno eseguito una serie di perquisizioni nel suo nuovo ufficio posto proprio a fianco del tribunale e anche in altri locali che a detta dei magistrati che stanno seguendo questa delicata indagine, sarebbero nella disponibilità dell'indagato. Il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, e i sostituti Andrea Di Giovanni e Luca Sciarretta, sotto la supervisione del procuratore capo Massimiliano Serpi, vogliono approfondire il ruolo di Masciarelli nella vicenda legata al fallimento della Oma (Officina Metalmeccanica Angelucci spa) di Castiglione a Casauria, dichiarato dal tribunale il 22 ottobre dello scorso anno.
REGISTA OCCULTO Il nome di Masciarelli va dunque ad aggiungersi a quello di Angelucci, con il quale condivide lo stesso reato di bancarotta fraudolenta, nel fascicolo top secret gestito da un pool di peso della procura di Pescara, che ha iscritto anche altri personaggi legati a questa intricata vicenda societaria. Il nome di Masciarelli girava già dallo scorso anno quale regista occulto delle attività del gruppo Angelucci finito in un vortice che ha portato al fallimento non soltanto la Oma, ma anche la Holding.
Il ruolo del manager teatino sarebbe stato determinante nel cammino della società di Angelucci: la Oma, che ha stabilimenti anche in Romania e in Toscana, era in piena attività e aveva molte commesse, quindi non si comprende come possa essere finito in disgrazia.
DIECI MILIONI Peraltro, la società di Angelucci, ex presidente di Confindustria ed ex presidente della Camera di Commercio di Chieti-Pescara, aveva anche ceduto una quota delle sue azioni alla Simest (del gruppo Cassa depositi e prestiti): dunque una boccata di ossigeno di 10 milioni di euro che però non sarebbero serviti a evitare il fallimento, arrivato circa un anno dopo questo importante ingresso in società.
AUTOCRAC La Oma prima presentò la domanda di concordato preventivo, senza però dar seguito con il piano concordatario mai depositato in tribunale, poi decise per l'autofallimento. Dietro queste decisioni, sembra esserci appunto la mano di Masciarelli che il medesimo iter avrebbe seguito per la società toscana dell'imprenditore Gianni Paglione, di cui era consulente così come di Angelucci. Anche Paglione, il re delle Porsche in Italia, presentò prima il concordato e poi dichiarò l'autofallimento.
AUTODENUNCIA E in quel caso a subentrare nella società di Paglione fu proprio l'ex presidente di Confindustria. Adesso ecco che arriva la copia conforme per il caso Angelucci. Quest'ultimo, peraltro, nel febbraio dello scorso anno, proprio per evitare forse conseguenze più pesanti, decise di presentarsi insieme ai suoi legali (Milia e La Morgia) davanti ai magistrati, denunciandosi per i falsi in bilancio della sua società e non solo. Adesso, la procura vuole in sostanza capire meglio il ruolo del super consulente Masciarelli e per questo è andata a sequestrare tutta la documentazione presente negli uffici del manager teatino, che ora verrà attentamente vagliata.
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