Famiglia distrutta Il papà sopravvissuto è sempre gravissimo

Angelo Aristone lotta per la vita nel reparto di Rianimazione Non sa ancora che sua moglie e la bambina non ci sono più
PESCARA. Lotta per la vita Angelo Aristone, 40 anni e senza più una famiglia: l’automobilista alla guida della Volkswagen Golf che, sabato pomeriggio, è precipitata giù dal viadotto Riccio di Ortona sull’A14 per 60 metri è ricoverato ancora nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara. Le sue condizioni sono stabili ma sempre gravi. Trasportato in ospedale con l’elicottero del 118 dopo il salto nel vuoto, Aristone è in coma e i medici non hanno sciolto la prognosi: troppo gravi le lesioni provocato dall’impatto dell’auto schizzata come un proiettile contro il terreno. Un impatto che non ha lasciato scampo alla moglie di Aristone, Emanuela Morosini, 39 anni, e alla figlioetta, Vittoria Aristone, di appena 10 anni, alunna della scuola di via Milano. Due vite spezzate in un pugno di secondi e un’altra appesa a un filo: mamma e figlia sono morte sul colpo. L’auto che perde il controllo all’uscita di una curva, sfonda il guard rail proprio nel punto più alto del ponte e vola nel vuoto quando mancano soltanto una manciata di chilometri a casa. Oggi alle 16, nella chiesa dello Spirito Santo a Pescara, le bare della mamma e della sua bambina, quelle che si abbracciano sorridenti nelle foto pubblicate su Facebook, saranno una accanto all’altra per l’addio. Una settimana fa, proprio nella stessa chiesa, Vittoria aveva vissuto il suo giorno speciale con la Prima comunione: una festa per la famiglia mentre, adesso, quella gioia è stata annientata dalla tragedia.
Papà Angelo, bancario nella filiale della Bls di Villamagna, non sa ancora di essere l’unico sopravvissuto: ha superato le prime ore dal ricovero ma le ferite sono gravi. Dall’incidente, Aristone ha riportato un politrauma toracico, lussazione delle vertebre, contusioni polmonari, fratture di scapole e costole.
In chiesa si riunirà una famiglia distrutta dal dolore per una tragedia, all’apparenza, inspiegabile: tra i parenti, nessuno riesce ancora a capire perché, durante una curva a sinistra, l’auto abbia prima sterzato e poi sia proseguita dritta bucando il paracarro come un coltello caldo nel burro. Trovare il perché del salto nel vuoto è il compito di un’inchiesta della procura di Chieti e della sottosezione della polizia autostradale di Pescara Nord: un perché che non potrà restituire serenità alla famiglia.
La notizia della morte di mamma Emanuela e della figlia Vittoria è arrivata fino a Filadelfia, negli Stati Uniti, dove vivono i parenti di Aristone: i cugini hanno appreso la notizia dell’incidente dai siti Internet e, poi, hanno ricevuto le conferme proprio dai parenti pescaresi. La famiglia degli Aristone è nota a Pescara perché titolare della pellicceria Caponord, in corso Vittorio Emanuele, avviata dalla madre di Aristone, Iolanda Di Tillio, verso la fine degli anni Sessanta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

