Famiglie, debiti per 5 miliardi

L’Adiconsum: «Aumentano i pescaresi a rischio usura»

PESCARA. I pescaresi hanno un debito con le banche che ammonta a ben 5 miliardi 688 milioni di euro. Una cifra enorme che comprende mutui e prestiti accesi per comprare case, autombili, mobili, ma anche per acquistare beni di prima necessità, perché sono sempre di più le famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

E’ l’allarme lanciato dall’Adiconsum, una delle associazioni più rappresentative per la difesa dei consumatori, che ha condotto una ricerca sulla situazione economica delle famiglie. Dallo studio emerge che l’indebitamento è in continua crescita e che aumentano i cittadini in gravi difficoltà economiche. La conferma arriva anche dai dati forniti da Bankitalia in cui si evidenzia un balzo dei prestiti accesi con le banche. Il segretario regionale dell’Adiconsum Alberto Corraro avverte: «Sono sempre di più i pescaresi che si rivolgono al nostro sportello antiusura per chiedere aiuto».

CITTADINI INDEBITATI
La ricerca dell’Adiconsum, condotta a livello regionale, si basa sull’analisi di una serie di parametri, come il reddito medio pro capite, il Pil, l’indice di povertà, la spesa media mensile, il credito al consumo, i finanziamenti e i prestiti, per calcolare l’indice di rischiosità delle famiglie, cioè la possibilità che hanno i nuclei familiari di indebitarsi. Ebbene, l’Abruzzo risulta tra le prime sei regioni italiane più a rischio, dove il reddito medio pro capite tocca i 15.920 euro all’anno e l’indice di povertà arriva al 15,40 per cento. Secondo l’associazione dei consumatori, sono sempre di più i cittadini che fanno ricorso all’indebitamento con finanziamenti, prestiti bancari e crediti al consumo per comprare quei beni di prima necessità che in passato si riuscivano ad acquistare con gli stipendi. L’effetto della crisi economica, ovviamente, ha ulteriormente peggiorato questa situazione e c’è il rischio che continui a peggiorarla.

CRESCONO I PRESTITI
Bankitalia fornisce, in proposito, le cifre dell’indebitamento provincia per provincia. A Pescara la quantità dei prestiti accesi con le banche è salita da 4 miliardi 971 milioni del 2006, a 5 miliardi 484 milioni del 2007, fino a 5 miliardi 688 milioni alla fine dell’anno scorso. Dividendo quest’ultima cifra per il numero degli abitanti, esce fuori che in media su ogni cittadino, compresi i bambini appena nati, grava un debito di 47.400 euro. Bankitalia, tuttavia, spiega che si tratta di mutui e prestiti, ma non rivela quanti sono realmente i cittadini indebitati con le banche. La maglia nera tra le province abruzzesi, comunque, è stata conquistata da Chieti, con 6 miliardi 823 milioni di euro di prestiti. Al terzo posto, dopo Pescara, c’è Teramo con 5 miliardi 402 milioni e, infine, L’Aquila con 3 miliardi 344 milioni. Cifre altissime se confrontate al reddito medio pro capite.

ALLARME ADICONSUM
L’associazione dei consumatori lancia, quindi, l’allarme sugli effetti micidiali di questa enorme massa di debiti, che non tutti gli utenti riescono a restituire.
Corraro conferma che il numero delle famiglie che si sono rivolte quest’anno al fondo antiusura, istituito dall’Adiconsum per evitare che i cittadini disperati si rivolgano agli strozzini per avere prestiti, sono aumentate del 30 per cento solo a Pescara. «Nel giro degli ultimi dieci anni», dice, «il fondo ha concesso prestiti per 530mila euro per aiutare le famiglie». «Il numero di richieste cresce sempre di più», sostiene Corraro, «perchè aumentano coloro che non hanno più un lavoro e le coppie che si separano. Molte persone che tornano single, infatti, non ce la fanno più a sostenere il pagamento del mutuo o dell’affitto di casa». «Ci sono anche dei casi particolari», avverte il segretario, «cittadini che si indebitano per comprarsi un telefonino, o per mantenere un tenore di vita che non si riesce più a sostenere per i prezzi sempre più alti e per i redditi sempre più bassi». Di qui l’appello al governo affinché estenda la moratoria sui mutui e sulle bollette delle utenze domestiche a tutte le famiglie in difficoltà e crei un fondo per il credito ai precari.