«Famme lavora’ e non licenzio nessuno»
PESCARA. «Famme lavora’ per non licenzia’ la gente». Così l’imprenditore pentito Claudio D’Alessandro spiega il motivo che c’è alla base del sistema delle ditte in finta concorrenza e vere alleate....
PESCARA. «Famme lavora’ per non licenzia’ la gente». Così l’imprenditore pentito Claudio D’Alessandro spiega il motivo che c’è alla base del sistema delle ditte in finta concorrenza e vere alleate. Secondo l’inchiesta, le aziende degli «imprenditori amici» partecipavano alle gare d’appalto mettendosi d’accordo sui ribassi d’asta per «orientare» l’aggiudicazione dei lavori pubblici. Interrogato dalla pm Anna Rita Mantini, l’imprenditore aquilano dice che gli accordi finiti nel mirino di forestale e procura sono stati fatti anche per reggere gli urti della crisi: «Io andavo a chiede il lavoro, cioè io sto qui sul posto c’ho i mezzi c’ho gli operai. Famme lavora’ per non licenzia’ la gente», rivela in merito agli «scambi» con le ditte di Roma. «Imprenditori amici» ai quali si può chiedere «la cortesia di astenersi» dal partecipare a una gara e più spesso di «mettere un ribasso» concordato. «Qualcuno di questi c’è stato lo scambio, c’è questa collaborazione, prendevo il lavoro io gli andavo a chiedere lavoro per non – cinquanta, sessanta operai avevo – per non licenziare la gente, gli dicevo, siccome che ho poco lavoro tu stai fuori zona è capace che qua manco ti danno il materiale, le cose mi assumi qualche operaio dei miei per non licenziarli».
Ascoltato come testimone, un ex operaio di una di D’Alessandro racconta i «prestiti» tra le imprese: «Nonostante i cartelli delle ditte appaltatrici ed esecutrici apposti nei cantieri fossero intestati alle predette società, chi gestiva tutto, operativamente, era Claudio D’Alessandro per il tramite del fratello Antonio».
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