Fatture false e società fantasma Azienda edile evade tre milioni

8 Giugno 2019

Sequestro preventivo della Guardia di finanza nei confronti del gestore e del legale rappresentante In tutto sono nove le realtà aziendali sott’accusa, e cinque le persone coinvolte nelle indagini

POPOLI. Tre milioni di imposte evase. Questo l’illecito contestato a una società del settore edile della Val Pescara i cui affari sono stati monitorati dai finanzieri della tenenza di Popoli, coordinati dal luogotenente Marcello Giallorenzo. A conclusione delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pescara, i militari hanno eseguito un’ordinanza di sequestro preventivo (per equivalente) per un importo di 3 milioni. Il sequestro ha riguardato la stessa società (che aveva già subito la nomina di un amministratore giudiziario per la parte delle quote societarie oggetto di un sequestro cautelativo), il legale rappresentante e il gestore di fatto.
Gli indagati, spiegano dal comando provinciale della Guardia di finanza, guidato da Vincenzo Grisorio, avrebbero creato numerose società, con «operatività anomale» e collegate al principale indagato che, dopo aver emesso fatture per operazioni inesistenti, sarebbero state cedute a prestanome di fatto irreperibili, in modo tale da rendere difficoltoso il reperimento della contabilità e nulla ogni pretesa. Inoltre non è stata esibita la documentazione contabile obbligatoria da parte delle società che hanno emesso «ingenti fatture» nei confronti della società oggetto di accertamento, rendendo impossibile la verifica sull’effettiva titolarità delle attrezzature e degli impianti e dei materiali oggetto di fatturazione e il valore commerciale degli stessi. Sarebbe poi emerso il ricorso a «fatture per operazioni inesistenti, attraverso contratti predisposti artificiosamente»: lo scopo sarebbe stato quello di «creare indebiti crediti Iva, compensati in modo tale da non versare alcunché all’Erario».
Oltre alla ditta della Val Pescara che opera a livello nazionale (il nome non viene reso noto dalla Guardia di finanza) sono otto le altre società individuate in varie regioni che, a fronte di sedi legali di fatto irreperibili e di documentazione inesistente, hanno generato nel tempo ingenti costi (nella maggior parte di consulenza e/o prestazioni varie) apparentemente giustificati anche dalla realizzazione di cantieri stradali. Ma in alcuni casi anche i cantieri sono risultati «totalmente inesistenti», sempre stando alla ricostruzione delle Fiamme Gialle. Ad oggi, dopo l’esame dell’attività di oltre tre anni, sono state accertate compensazioni di crediti Iva inesistenti per oltre 800.000 euro con l’emissioni e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 6 milioni di euro.
Sono 5 le persone coinvolte a vario titolo nella vicenda, ritenute responsabili delle nove realtà aziendali oggetto d’indagine e per le quali l’autorità giudiziaria ha ravvisato la sussistenza di gravi indizi. (e.r.)