Fazii: «La terza ondata? Attenti o ci faremo male»

15 Dicembre 2020

Il virologo: a Natale scordiamoci pranzi, abbracci, tombolate e partite a carte Non ripetiamo gli errori dell’estate, abbiamo pianto la morte di 585 persone

PESCARA. «Negli ultimi giorni abbiamo assistito a scene che possono fare da preludio a qualcosa di terrificante che potrebbe accadere nei primi tre mesi del 2021. Lo scenario potrebbe essere catastrofico. Nella peggiore delle ipotesi i servizi sanitari andrebbero in tilt e le persone potrebbero morire a casa, per strada o nelle ambulanze». Non usa mezzi termini il virologo Paolo Fazii per rilanciare l'appello alla prudenza in vista delle festività di Natale, periodo che definisce come una «bomba ad orologeria». Mentre il Governo valuta misure più restrittive, tra cui una sorta di lockdown nazionale, il medico abruzzese si sofferma sulla tanta gente in giro nel weekend e parla di «irresponsabilità». Al momento, secondo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara e membro del Gruppo tecnico scientifico regionale (Gtsr), siamo «in una fase di calo, caratterizzata da fluttuazioni».
«Nel complesso», dice, «è una situazione buona, frutto dei comportamenti corretti che abbiamo registrato, almeno fino allo scorso weekend». Se i numeri attuali sono tutto sommato confortanti, il virologo però si dice preoccupato per ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. «Abbiamo già visto cosa può succedere», sottolinea, «con l'estate, quando è stato fatto di tutto, come se il virus non fosse mai esistito. Quei comportamenti hanno gettato le basi per ciò che poi è avvenuto a settembre, ottobre e novembre».
Il riferimento è all'impennata autunnale di contagi e, soprattutto, alle 585 persone morte in Abruzzo nel corso della seconda ondata. Visto ciò che un po' ovunque è accaduto nel fine settimana, il timore è che per il Natale si assista a scene analoghe e si ripeta quanto accaduto in estate. Il problema, in questo caso, è che il contesto è molto differente rispetto alla bella stagione. L'esperto parla infatti di una «combinazione micidiale» di tre elementi: «Ci sono le festività, periodo piuttosto breve in cui però si incontrerà tanta gente, c'è il fatto che la circolazione del virus in questo momento è notevole e ci sono le condizioni climatiche, che sono proprio quelle in cui il virus esprime tutte le sue potenzialità. Con il freddo, infatti, le difese immunitarie si paralizzano e l'organismo è più predisposto ad ammalarsi». Se d'estate, secondo le stime, il 96-97% dei pazienti Covid-19 è asintomatico, d'inverno, in media, l'81% non presenta sintomi, il 14% ha sintomi lievi o medi (che vanno da un raffreddore a una polmonite) e il 5% ha una polmonite grave per cui finisce in terapia intensiva. «Immaginando l'epidemia come una piramide», osserva Fazii, «per capire quanto ampia sarà la punta, cioè quante persone finiranno in rianimazione, bisogna capire quanto estesa sarà la base, cioè quanti saranno i contagi».
Per il virologo «va bene lo shopping natalizio, se si indossa la mascherina, se nei negozi si entra in modo contingentato e se si rispetta il distanziamento«. Il vero rischio, invece, è «ciò che accade in casa e nella vita privata». L'esperto cita una vicenda avvenuta in Abruzzo per spiegare cosa potrebbe succedere dopo un pranzo di Natale troppo affollato: «Abbiamo ricostruito un focolaio che si è generato nelle scorse settimane. Due soggetti positivi, ma asintomatici partecipano ad una cena con altre dieci persone. In quattro ore trascorse insieme, otto persone su dieci hanno contratto il virus». Fazii, secondo cui servirebbero degli spot che mostrano i pazienti in rianimazione, perché «spesso non si sa cosa voglia dire», chiude con un monito. «Bisogna limitare i contatti il più possibile, bisogna rispettare tutte le regole. Scordiamoci cenoni, tombolate, partite a carte e incontri in piazza per salutarsi. Quello che accadrà nei prossimi mesi», conclude, «dipende interamente da noi».
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