Fazii: tanti asintomatici, in città il virus c’è ancora

Ieri 21 contagi (su 25) e 4 decessi su 7. Il direttore del laboratorio Asl di Pescara: «Sono dati del lockdown, dal 15 maggio avremo quelli della riapertura: prudenza»
PESCARA. «La prevenzione è fondamentale: la partita ora è in mano ai cittadini e ognuno è responsabile del futuro di se stesso e della collettività». Spiega così il senso della fase 2 dell'emergenza coronavirus, il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara. Prudenza che sarà determinante soprattutto nel territorio pescarese, area più colpita del centro Sud Italia.Per l'ennesima giornata consecutiva, il contagio di fatto non si arresta solo a Pescara e provincia, cui fanno riferimento 21 dei 25 nuovi casi emersi in Abruzzo. Anche per questo gli esperti continuano a rilanciare gli appelli alla prudenza e alla responsabilità.
I DATI. I pazienti affetti da Covid-19 in capo alla Asl di Pescara sono complessivamente 1.421, quasi la metà del totale dell'Abruzzo (3.072). In tutta la provincia, facendo le dovute proporzioni, lo 0,45% della popolazione è stato contagiato. Il dato è praticamente il doppio rispetto a quello regionale (0,23% circa). Considerando solo le province di L'Aquila, Chieti e Teramo la media scende allo 0,15%. Le percentuali pescaresi, in rapporto al numero degli abitanti, sono ben più alte di territori come quello di Roma, della provincia di Bari o della provincia di Napoli. Negli ospedali di Pescara e Penne sono ricoverate 113 persone: di queste 107 in terapia non intensiva (mercoledì erano 110) e sei in terapia intensiva (mercoledì erano 5). Numeri che, rispetto alla prima fase dell'emergenza, le strutture sanitarie riescono a gestire, ma che dimostrano la dimensione del fenomeno. Tutti gli altri pazienti - 793 persone, dieci in più dell'altroieri - sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte della Asl.
MORTI. Pescara e la sua provincia, in questi due mesi di emergenza, hanno pagato un alto tributo anche in termini di vittime. Dei sette decessi più recenti registrati a livello regionale, quattro si riferiscono a pazienti in capo alla Asl del capoluogo adriatico: un 64enne di Spoltore di origini tedesche, un 90enne di Pescara, una 74enne di Montesilvano e una 52enne di Cepagatti di origini russe. Il totale provinciale dei morti sale così a 178, di cui 99 uomini e 79 donne; l'età media delle vittime è di 77,71 anni. Solo a Pescara i morti sono 71 (32 donne e 39 uomini, età media 78,37 anni); la vittima più giovane aveva 37 anni, la più anziana 99.
AREA A RISCHIO. «Continuiamo ad avere casi perché siamo il territorio con più malati e con più asintomatici, l'unica area metropolitana abruzzese, quindi con una maggiore circolazione di persone», spiega il direttore del laboratorio della Asl, Paolo Fazii. «L'area pescarese è un’area commerciale, zona di incontri. Pescara», sottolinea il virologo, «è la città più grande della regione, Montesilvano è la seconda, Città Sant'Angelo e Spoltore sono grandi. Inevitabilmente il virus ha circolato di più ed è ancora in circolazione, soprattutto in forma asintomatica». I dati attuali sono ancora relativi al periodo del lockdown, ma «dal 15 maggio avremo quelli riguardanti la prima fase della riapertura: se i numeri rimarranno invariati o se, addirittura, ci saranno dei picchi», avverte Fazii, «allora ci sarà da preoccuparsi».
RESPONSABILITÀ. Proprio per questo il virologo rilancia l'appello alla responsabilità. «Bisogna prestare la massima attenzione. Ad esempio, sappiamo che i bambini si ammalano meno, ma possono essere portatori sani e, allora, i genitori dovrebbero attendere ancora un po’ prima di farli giocare insieme. Bisogna indossare guanti, occhiali e mascherine, cosa imprescindibile insieme al distanziamento sociale. Dobbiamo comportarci in modo civile e consono», conclude Fazii, «per il bene di noi stessi e degli altri».

