Feniello contro i politici: «Adesso voglio giustizia»

PESCARA. «Si devono vergognare. E devono pagare, perché non succeda mai più». Alessio Feniello amministratore di condominio originario della Campania da tempo residente a Silvi, è sfinito da una...
PESCARA. «Si devono vergognare. E devono pagare, perché non succeda mai più». Alessio Feniello amministratore di condominio originario della Campania da tempo residente a Silvi, è sfinito da una settimana di speranze e illusioni naufragate martedì sera con il riconoscimento del figlio Stefano, 25 anni, ritrovato dopo una settimana sotto le macerie dell’hotel grazie ai due tatuaggi, all’orologio, al bracciale e alla catenina con il suo nome e cognome. E la grinta che il padre Alessio aveva messo in tutti questi giorni di attesa, appesantita dall’equivoco che il figlio era vivo e senza alcuna smentita, si è trasformata nella rabbia che oggi lo spinge a chiedere giustizia.
E così prima di lasciare l’ospedale di Pescara che ha maledetto fino a ieri mattina davanti alle telecamere, Feniello nel pomeriggio ha annunciato in diretta tv come sarà la sua vita senza Stefano: «Ho perso mio figlio, non ho più niente, e tutto quello che ho lo spenderò per cercare la verità, per avere giustizia. Me ne vado dall’Abruzzo, da Silvi, dove c’è la casa di Stefano. Ma non smetterò di battermi finchè non si troveranno i responsabili e non pagheranno. Vorrei sapere dalle istituzioni chi doveva intervenire per liberare Stefano e gli altri, dall’hotel in cui sono stati sequestrati. Chi doveva evitare che succedesse una cosa del genere? Siamo andati sulla luna, e nel 2017 non siamo capaci di recuperare delle persone in montagna, in un albergo a 4 stelle? Invece, pur sapendo con largo anticipo che era in arrivo una nevicata eccezionale, tanto che il sindaco aveva chiuso le scuole, li hanno fatti salire lo stesso. Ce l’ho ancora il messaggio di mio figlio che dice che sono saliti benissimo con la Panda senza catene. Ma poi è arrivata la neve, e loro sono rimasti prigionieri mentre continuavano a promettergli che andavano gli spazzaneve e invece lo spazzaneve non è mai arrivato. L’ultimo messaggio di mio figlio è alle 16,35 di mercoledì che dice a un amico “Resto qui”. Se l’albergo non aveva i mezzi per restare aperto in quelle condizioni doveva chiudere, invece è rimasto aperto. E il sindaco, se non aveva i soldi per pulire le strade poteva prendere i trattori, e pulire. Il prefetto, il presidente della Regione? Pure voi, non avete i mezzi per garantire la sicurezza? E allora evacuate l’hotel, chiudetelo. La cosa più semplice era non farli salire. Vado a sciare in Trentino da una vita, da loro è impensabile isolare un albergo perché non si riesce a pulire la strada. Ma se ci fosse stato il figlio di un magistrato o di un politico si sarebbe fatto tutto il possibile per farli venire via. Invece no, c’era la povera gente. Si devono vergognare».
E poi l’attacco a Provolo: «Un prefetto che mi viene ad annunciare la sera che tra i 5 nomi delle persone salvate c’è anche quello di mio figlio e il giorno dopo, quando mio figlio non si vede, non mi dice niente. L’ho incontrato la mattina, davanti al pronto soccorso, gli ho chiesto se si avevano notizie di mio figlio. E lui, arrogante: “Ho già parlato ieri sera, se ho notizie ve le vengo a dire”. Ecco l’umanità. Ma che persone sono?». Stefano a giugno 2018 si doveva sposare con Francesca Bronzi, che dal disastro si è salvata. «Avevano già scelto il ristorante, la chiesa. E dieci giorni fa mio figlio mi aveva fatto il regalo di dirmi che sarebbero venuti a vivere nell’appartamento sotto al mio. Avevo già fatto la lettera di disdetta all’inquilino. Eravamo una famiglia felice. Due figli, già due nipotini. Avevamo tutto. E invece adesso aspetto di sapere dall’autopsia se mio figlio ha sofferto o no, almeno questo la madre lo vuole sapere. E poi ce lo riprendiamo, lo prepareremo per il funerale. Sarà cremato». (s.d.l.)
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