Ferraioli, ex assessore di Caldarelli, passa in maggioranza

21 Maggio 2015

SAN GIOVANNI TEATINO. Roberto Ferraioli passa in maggioranza. Il consigliere eletto nelle amministrative del 15 e 16 maggio 2011 nella lista Insieme, sin dall'inizio, aveva preso le distanze dalle...

SAN GIOVANNI TEATINO. Roberto Ferraioli passa in maggioranza. Il consigliere eletto nelle amministrative del 15 e 16 maggio 2011 nella lista Insieme, sin dall'inizio, aveva preso le distanze dalle altre forze di opposizione costituendo un gruppo indipendente.

Il passaggio ufficiale nella maggioranza da parte dell’ex assessore al Commercio della giunta di Verino Caldarelli, è avvenuto ieri alla presenza del sindaco e di Marco Cacciagrano, nuovo capogruppo di Progetto Comune (negli ultimi giorni, Massimiliano Bronzino, già assessore, ha deciso di lasciare l’incarico per l’insorgere di nuovi pressanti impegni di lavoro).

«Scelta importante, ma serena. Ho deciso di entrare in questa amministrazione» commenta Ferraioli «perché ne ho apprezzato la capacità e la concretezza, oltre al rispetto e la considerazione dimostrate nei miei confronti seppur dai banchi di opposizione. La scelta di stare fuori dalla lista Insieme è stata chiara sin dall’inizio. Del resto» prosegue Ferraioli, «io e Caldarelli ci siamo sopportati per dieci anni e questa mia decisione non dovrebbe sorprendere nessuno».

A 4 anni dalle elezioni comunali, l'amministrazione guidata di Luciano Marinucci, garantisce compattezza e riesce persino a diventare polo attrattivo. «Ferraioli è un amministratore di grande esperienza» commenta il sindaco, «anche per questo sarà un supporto utile in questo ultimo scorcio di consiliatura».

«Se ha deciso di passare con noi dopo la sua esperienza ultradecennale» osserva il capogruppo Cacciagrano «è la certificazione della qualità della nostra azione amministrativa, a quale Ferraioli potrà ora contribuire direttamente».

Tornano così a essere 12 i componenti della maggioranza (11 più il sindaco), cinque i consiglieri di opposizione, tra i quali i dissidenti Mirella Federico e Paolo Cacciagrano.

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