Ferrante: questo settore resiste senza aiuti esterni

10 Gennaio 2017

Il titolare del marchio di maglieria che ha Eusebio Di Francesco come testimonial «Per fortuna che ci sono ancora ottime realtà, ma tante altre sono scomparse»

PESCARA. Sono più di 25 anni che Amedeo Ferrante partecipa al Pitti e quest'anno lo fa con un testimonial d'eccezione. Uno dei più noti brand abruzzesi di maglieria, presente da molti anni sui mercati con le proprie collezioni, vuole giocare in casa al 91° Pitti Immagine Uomo con Eusebio Di Francesco, l'allenatore pescarese del Sassuolo che farà il suo ingresso da modello nello stand Ferrante, giovedì a mezzogiorno. Ad accoglierlo ci sarà Amedeo Ferrante, titolare con il fratello Emiliano dell'azienda di famiglia, fondata nella zona industriale di Sambuceto all'inizio degli anni '80, ma erede di una tradizione famigliare nella produzione di maglie di qualità iniziata negli anni '60. Oggi l'azienda, che muove un fatturato di diversi milioni di euro, produce circa 300.000 capi all'anno, impegnando una trentina di dipendenti, con un indotto che interessa una decina di imprese.

Lei Ferrante come lo vede questo Pitti?

«Quando si affronta una fiera del genere le aspettative non possono che essere alte. Siamo pronti anche per questa stagione con il massimo dell'entusiasmo, insomma il bicchiere lo vediamo sempre mezzo pieno e il Pitti di solito non delude mai le aspettative».

Qual è il vostro obiettivo durante questi quattro giorni di fiera?

«Per noi è importante consolidare e ampliare la nostra presenza sul mercato italiano, il quale vale almeno il 70 per cento del fatturato della Ferrante. Naturalmente Pitti è una fiera internazionale, perciò puntiamo contemporaneamente sull'export, ci interessano specialmente mercati come quelli di Stati Uniti e Francia, dove stiamo crescendo discretamente, nonché Germania. Anche in Russia facciamo un buon lavoro».

Che novità presenterete?

«Oltre alle nuove proposte delle collezioni di maglieria, abbiamo inserito articoli in combinazione con la maglia, come pantaloni, accessori, camicie fatte con tessuti a maglia. Il filo conduttore, la prerogativa della nuova offerta, è seguire una tendenza che va verso capi più leggeri e più caldi, studiando maglie che abbiano un giusto equilibrio fra calore e peso».

Naturalmente capi made in Abruzzo: il suo settore è in salute nella nostra regione?

«La moda abruzzese resiste perché può contare sulle risorse e sull'iniziativa degli imprenditori locali, e solo su queste, gente come me e mio fratello che ogni mattina si rimette in discussione con la propria azienda. Per il resto siamo un po' abbandonati a noi stessi e tutto quello che facciamo lo dobbiamo solo al nostro impegno. Per fortuna che ci sono ancora ottime realtà, ma tante altre sono scomparse».

Che strategia adottate per navigare i tempi della crisi?

«Il mondo dell'abbigliamento in Italia non può aspettarsi grossi sviluppi, però con una politica di prezzi mirata, mantenendo la qualità, si riesce ancora a lavorare. Noi puntiamo su questo, realizzando capi di alta manifattura ma proponendo un prezzo accessibile alla maggior parte delle persone».

Come è cambiato Pitti in questi anni?

«Ha assunto una conformazione diversa rispetto agli anni '80 e '90, in cui si raccoglievano molti ordini. Adesso è diventata soprattutto una vetrina, in cui bisogna esserci perché rappresenta l'appuntamento più importante al mondo per la moda maschile. E resta davvero un privilegio averlo in Italia». (g.d’o.)

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