Ferro di cavallo da demolire: l’intervento comincia a ottobre

20 Aprile 2022

L’abbattimento sarà concluso entro l’anno: poi la costruzione di due edifici con 56 appartamenti l’uno E prosegue il trasferimento degli inquilini in altre case popolari. Da ultimare gli sfratti degli irregolari

PESCARA. Arriva in consiglio comunale la delibera che dà il via libera alla demolizione del Ferro di cavallo, l’edificio popolare dell’Ater da sempre definito centrale dello spaccio di droga e negli ultimi anni al centro di gravi episodi di violenza, dagli omicidi agli incendi di auto. Dopo averlo buttato giù, orientativamente entro quest’anno, saranno realizzati nuovi alloggi popolari.
Ieri l’assessore Isabella Del Trecco ha fatto il punto durante i lavori della commissione Sviluppo e Gestione del Territorio, presieduta da Andrea Salvati, e oggi se ne parlerà anche in commissione Lavori pubblici, presieduta da Massimo Pastore, e il 27 aprile la delibera approderà all’esame del consiglio comunale. Un provvedimento, spiegano Salvati e Del Trecco, che costituisce variante urbanistica e va a modificare la classificazione dell’area, in modo da consentire la demolizione del Ferro di cavallo da parte dell’Ater e poi la costruzione al suo posto di due nuovi edifici, per un totale di 56 appartamenti. Una volta concluso l’iter della variante l’Ater, presieduta da Mario Lattanzio e diretta da Gianni D’Addazio, potrà procedere alla gara per l’aggiudicazione dei lavori. Per concludere i vari step potrebbero passare mesi perché dopo l’adozione della variante e la pubblicazione per 45 giorni potrebbero essere presentate delle osservazioni a cui dovranno seguire le controdeduzioni e solo dopo si arriverà all’approvazione per cui la gara potrebbe partire in estate. Da qui l’ipotesi che la demolizione potrebbe partire attorno a ottobre, per concludersi in un paio di mesi, spazzando via l’edificio a forma di ferro cavallo. Con una seconda gara l’Ater sceglierà chi realizzerà i nuovi palazzi, entro febbraio del 2024. Il tutto per un totale di sette milioni di euro e senza tenere conto di eventuali intoppi nell’iter, per quanto riguarda i tempi.
Da mesi, intanto, si sta procedendo a svuotare i circa 100 appartamenti occupati del Ferro di cavallo, assegnando altri alloggi popolari a 68 famiglie che ne hanno diritto e allontanando chi non più i titoli o non li ha mai avuti. «Abbiamo finito le assegnazioni degli appartamenti a chi deve riavere una casa, e in molti casi il trasloco è già avvenuto, ed è gratuito», spiega Del Trecco. «In altri casi, invece, bisogna attendere che l’Ater finisca di sistemare gli appartamenti, con i lavori necessari, per poi consegnare le case agli inquilini. Procedono anche gli sgomberi e abbiamo già pronte altre sette lettere di decadenza. Ogni volta che un appartamento viene liberato dagli occupanti si provvede a rimuovere i sanitari e togliere luce, gas e acqua, per evitare altre occupazioni abusive» che in via Tavo sono sempre state frequenti. «Ritengo che la parte più difficile sia stata fatta», commenta soddisfatta Del Trecco pensando che «è stato necessario individuare altri alloggi, sistemarli e procedere agli spostamenti delle famiglie e agli sgomberi, anche se questi ultimi non sono ancora conclusi e procediamo d’intesa con le forze dell’ordine». È un progetto ambizioso, fa notare, «di riqualificazione urbanistica, edilizia e soprattutto sociale».
Dove c’è il Ferro di cavallo sorgeranno due edifici, «sempre di edilizia popolare ma con concetti innovativi», ed è previsto un appalto integrato. «Per ora c’è il progetto definitivo», dice Pastore, «e chi si aggiudicherà l’intervento si occuperà anche dell’esecutivo» ma una prima bozza di come si trasformerà la zona è già approdata in Comune, ricorda Pastore parlando degli edifici da costruire. «Le mie perplessità sono legate al fatto che ci saranno degli spazi vuoti», dice Marinella Sclocco (Per Sclocco sindaco). «Piazze e parchi non funzionano, in questa zona. Lì servono servizi che possono essere uffici comunali, Caf, o un ufficio postale», per fare alcune ipotesi. Intanto con l’abbattimento del Ferro di cavallo si elimina «un luogo da sempre chiuso a tutto il resto e sorto all’interno di Rancitelli, una specie di città a parte, per come è stata pensata l’edilizia lì», fa notare Del Trecco.