«Festa a Scafa, negate le cure»

21 Luglio 2015

Protesta Bracco: distretto Asl chiuso per la festa, beffate decine di pazienti

SCAFA. È la festa del patrono di Scafa e il distretto sanitario rimane chiuso. Ma gli utenti, lo scorso 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo, sono arrivati come ogni giorno dal vasto territorio dei 22 comuni della Val Pescara che fanno capo al polo sanitario e hanno trovato le porte chiuse e uno scarno avviso. Persone che dovevano fare terapie, analisi, ritirare risultati di esami, per lo più anziani, anche accompagnati da parenti o amici. A protestare è il consigliere regionale Leandro Bracco, ex Movimento 5 stelle oggi al gruppo misto. «La realtà che supera l’immaginazione. L’anormale che diviene normale ma, soprattutto, i dettami della Carta costituzionale che per l’ennesima volta si trasformano in carta straccia. La responsabile del distretto di Scafa, la dottoressa Trafficante», riferisce il consigliere regionale, «interpellata sulla questione, ha confermato alla mia collaboratrice che da sempre a Scafa, il 16 luglio, le porte del distretto Sanitario si chiudono. Peccato però», commenta Bracco, «che lo stesso distretto sanitario di Scafa copra un’utenza di decine di migliaia di cittadini pescaresi che nella stragrande maggioranza dei casi non risiedono esclusivamente a Scafa ma anche e soprattutto nei diversi Comuni che costituiscono la Val Pescara». Il consigliere regionale giudica questo comportamento «una manifestazione del potere della burocrazia che nulla ha di nobile. Dalla vicenda di Scafa ciò che emerge è un quadro desolante nel quale la legittima devozione alla Madonna (e io sono un fervente cattolico) viene presa come pretesto per privare decine di migliaia di cittadini pescaresi dell’assistenza sanitaria. Eppure pochi mesi addietro», fa riflettere Bracco, «Papa Francesco ha affermato che “il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore». Ma il significato di questa frase», conclude deluso Bracco, «forse, è troppo complesso da far comprendere ai burocrati della sanità abruzzese».

Walter Teti

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