Festa del gatto nero, addio superstizioni

L’evento, organizzato dal Dog Village di Montesilvano, prosegue oggi dalle 10 al parco delle Libertà
MONTESILVANO. Il maltempo non ha impedito il via alla festa del gatto nero, in corso al Parco della Libertà di Montesilvano e che continua oggi dalle 10.
L’evento è organizzato dal Dog Village (associazione onlus protezione animali) diretto dalla guardia zoofila Carmelita Bellini col patrocinio dell’Ordine dei veterinari, dell’associazione nazionale medici veterinari e del Comune di Montesilvano in collaborazione con Legambiente, Arci e Italia Nostra. Lo chalet del bar del Parco della Libertà si è trasformato in allegra sala di laboratori dedicati ai felini, da quello delle casette per gatti fino all’immancabile trucca bimbi. Il momento più bello, le coccole ai gattini in cerca di adozione: liberati dalle gabbiette sono stati presi in braccio con delicatezza e accarezzati. I piccoli si sono rapidamente ambientati e lo chalet si è trasformato in una splendida stanza di felinoterapia. La festa prosegue oggi con microchip gatti neri, consulti veterinari e gattofili, Sos colonie feline, stand adozioni.
Sarà presente la nota gattofila Ilaria Alexandris, per suggerimenti e consigli su come migliorare il rapporto con il proprio gatto. Per i bambini: trucca bimbi micini carini e giochi di squadra gatti e topi. Alle ore 16, don Emilio Lonzi benedirà i gatti e a seguire la premiazione concorso fotografico.
Il gatto nero è da secoli vittima dell’ignoranza e della superstizione per lo più avvertita in Italia, Stati Uniti, Spagna. Mentre nei Paesi anglosassoni, baltici, in Giappone e in quasi tutto l’Oriente è addirittura un talismano, un portatore di fortuna.
La superstizione ha origine nel Medioevo quando i gatti neri venivano associati alle streghe e, come loro, perseguitati e bruciati durante le feste religiose perché considerati l’incarnazione del demonio. Nel 1233 ci fu addirittura una Bolla, Vox in Rama, di papa Gregorio IX, secondo il quale il gatto nero era l’incarnazione di Satana e quindi ne autorizzò lo sterminio. La leggenda del gatto nero che attraversa la strada e che quindi porta jella affonda le radici nei secoli addietro, quando si andava a cavallo. I gatti neri era difficile vederli di notte e quindi, all’improvvisa vista, i cavalli si imbizzarrivano e disarcionavano. Oggi, malgrado nessun automobilista possa essere “disarcionato”, sono ancora in molti che si fermano in attesa che passi qualcun altro. La jella del gatto nero risale anche ai tempi di Napoleone. Secondo alcuni venne sconfitto a Waterloo perché un gatto nero gli tagliò la strada, poco prima della battaglia. Il gatto nero che appare nei sogni riflette angoscia, malumore, cambiamenti improvvisi, lutti. Nel 1800, invece, lo scienziato Louis Pasteur sosteneva di prendere esempio dall’abitudine alla pulizia dei gatti per evitare il contagio di malattie. Le Chat noir, il gatto nero, è anche il nome di tanti locali notturni.

