Festa di mandolini con Arbore

8 Agosto 2015

Con la fidata Orchestra italiana l’artista spazia dal blues a Tosti-D’Annunzio. E il pubblico si diverte

PESCARA. Conferma tutto lo straordinario successo che merita Renzo Arbore in concerto ieri al teatro D'Annunzio (foto Giampiero Lattanzio), sin dal suo ingresso sul palco, quando si presenta al pubblico con la solita aria scanzonata ma appassionata, quasi che dai suoi esordi, poco più che ventenne, non sia passato un solo giorno. Elogia Murolo e Carosone, ma anche D’Annunzio e Tosti con ’A vucchella, quindi annuncia: «Possiamo scaldare i motori», subito corretto («visto il caldo che fa») in «raffreddiamo i motori». A completare il quadro di uno spettacolo che a ogni nota conferma la propria forza travolgente, l'intensità con cui la sua fidatissima Orchestra Italiana esplode nella festa – a tratti allegra, a tratti ricolma di pathos – di chitarre, mandolini, cori, percussioni, fisarmonica e tastiere, facendo girare divertita l'inconfondibile meraviglia della canzone napoletana classica. Dal vivo risulta davvero efficace l'inconfondibile mood con cui Arbore e l'Orchestra Italiana hanno ridato linfa alla musica popolare, partendo dal modello delle orchestre napoletane dei primi del '900, e su questo innestando le sperimentazioni e le contaminazioni dei generi rock, blues, country e sudamericani, rinnovando il vigore di una tradizione che aveva quasi perduto la sua antica dignità; una scommessa, quella dello chansonnier di origini foggiane, che trae nerbo dai suoi primissimi amori musicali, e lanciata e vinta contro il tempo, ma soprattutto contro l'abbrutimento tecnologico e consumistico in cui la cultura di massa sprofonda. Da qui il suo successo, dalla capacità semplice e diretta di far cantare i cuori delle persone, spontaneamente, al di là del tempo e di ogni sofisticazione culturale.(f.d’a.)

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