Festa dopo 40 anni con il maestro Patricelli

Il ringraziamento degli alunni dell’elementare Pescara Colli (classe ’69) : «Ci ha insegnato a vivere»
Ha lasciato il segno il maestro Vanino Patricelli, riuscendo in quello che è il sogno di ogni insegnante appassionato: aiutare i propri alunni a sviluppare la capacità di ragionare. La testimonianza del successo di questo insegnante arriva dai suoi allievi di 40 anni fa (foto), che adulti si sono rincontrati e raccontati la grande utilità nel loro percorso di vita umana e professionale del metodo pedagogico del maestro Vanino, al quale hanno voluto dire grazie con la lettera che di seguito pubblichiamo..
La nostra scuola libera e divertente. Questo è stato l'insegnamento del nostro maestro, Vanino Patricelli della scuola elementare di Pescara Colli (Largo Madonna e Case Gescal) nel periodo 1964-1992. Libera perché ha tolto di mezzo lo schema scolastico, il programma ministeriale del circolo dell'insegnamento in quanto il programma è espresso dall'interesse che “lu bardasc” (il bambino) ha di un qualcosa. Lui ha saputo, col suo metodo semplice, valorizzare la libertà del bambino di muoversi, di parlare, di ragionare. In classe eravamo tutti uguali, senza posto assegnato, sempre protagonisti, liberi di scegliere ogni giorno. Facevamo domande d'ogni genere; il suo metodo era quello di non rispondere con la classica lezione che per lui era considerata l'aspetto distruttivo della scuola, «Si sa tutto ma non si capisce niente», ma chiamava l'alunno stesso a rivolgersi ai compagni coinvolgendoli continuamente ad una risposta comune. Così, il bambino, costretto a ragionare, usava la propria mente per trovare la risposta e la soluzione al problema, rendendolo capace di capire ogni cosa. Ciò rendeva la scuola anche divertente, senza la paura di sbagliare e senza l'obbligo di silenzio. Ci ponevamo continuamente domande per arrivare alla conclusione dell'argomento, usavamo la logica e trovavamo sempre il piacere all'impegno essendo direttamente partecipi. In quegli anni, non avendo nulla, il maestro trasmetteva ai suoi alunni la libertà della creatività nella musica, nell'arte, nella danza, nel gioco, nei lavori manuali (argilla, orto, esperimenti). La sua, era una classe sempre attenta e silenziosa oltre che impegnata. Questo suo metodo da autodidatta ha dato dei grossi “frutti”, nonostante sia stato altamente criticato dalla maggior parte. Noi suoi alunni, a distanza di 40 anni, abbiamo dimostrato di essere ancora uniti e compatti a trovare soluzioni continue.
A novembre scorso, è venuto a cercare una di “noi del '69” a casa (a lui piaceva andare a trovare genitori e parlare benevolmente dei loro figli-alunni perché già a quei tempi vedeva la scuola come un tris “bambino-famiglia-insegnante”); ad oggi abbiamo formato un gruppo molto compatto come allora e ci siamo riuniti più volte per scrivere dei nostri ricordi e della nostra esperienza scolastica. Un'alunna, vincitrice di un concorso pubblico, che oggi vive e a Milano, aveva dato l'idea di scrivere un libro sulla “nostra scuola libera e divertente” e grazie al nostro maestro ci stiamo lavorando insieme per poterlo a breve termine pubblicare. Lo ringraziamo anche per aver, con il suo metodo, tirato fuori a ciascuno il proprio talento.
Ad oggi, tra noi, ci sono professionisti che già da piccoli avevano attinenze alla professione ed il maestro l'aveva capito, aveva già visto quel bambino che aggiustava spontaneamente sedioline e banchetti rotti ed oggi è tornitore o quella bambina che suonava bene e volentieri il flauto ed oggi è insegnante di flauto traverso!
Insomma, Vanino, nel tuo stile semplice, ti diciamo grazie per averci fatto ritrovare di nuovo insieme:
Vincenzo, Lidia, Mariano, Paola, Laura, Mirella, Monica, Bruno, Manuela, Luana, Sandra, Nunzia. E da parte di tutti quelli che non hanno potuto partecipare!

