Fidanzatini pestati: patteggia e torna libera la donna del branco

Megan Giannini concorda davanti al gup la pena (subito sospesa) di due anni, due mesi e 26 giorni Ancora in attesa di giudizio gli altri tre responsabili, il giudice nega a Tiberi la messa alla prova
PESCARA. Arriva la prima sentenza, di patteggiamento, per il caso dei due fidanzatini minorenni che il 21 ottobre del 2018 rimasero vittime di una gratuita e violenta aggressione in pieno centro a Pescara.
Megan Giannini, di Chieti, l'unica donna del gruppo (composto da altri due diciottenni e un minore del quale si sta occupando il tribunale dell'Aquila), ieri davanti al gup Antonella Di Carlo ha concordato la pena di due anni, due mesi e 26 giorni, ottenendo il beneficio delle attenuanti e quindi anche della sospensione della pena e l'immediata scarcerazione dai domiciliari.
NIENTE MESSA ALLA PROVA Lo stesso gup avrebbe dovuto decidere anche sull'altro imputato che aveva chiesto il rito abbreviato, Francesco Tiberi, ma a impedire questa decisione è stata la preliminare richiesta avanzata dall'avvocato Roberto Milia, che ha chiesto al giudice di derubricare il reato di rapina in furto con la messa alla prova per il suo assistito e, in caso contrario, avrebbe proceduto con il rito abbreviato.
Ma visto che il gup ha rigettato la richiesta del legale, sostenendo in sostanza che la rapina era un fatto concomitante con l'aggressione, e quindi si era espressa nel merito del procedimento, non ha potuto far altro che astenersi e rinviare la causa al 23 maggio prossimo, udienza che verrà tenuta da un altro gup.
Il branco che agì quella notte, composto come detto da quattro ragazzi, tre maggiorenni e un minorenne, ha infatti scelto tre strade diverse per definire le rispettive posizioni. Quello che era considerato dall'accusa il capo branco, Filippo D'Aulisa, ha scelto la via del tribunale ed è già da tre udienze sotto processo davanti al collegio. Tiberi aveva optato per il rito abbreviato davanti al gup e con lo stesso giudice aveva invece deciso di patteggiare la ragazza, Megan Giannini. Quest'ultima, peraltro, si era vista rigettare la revoca della misura dal gip di Pescara, che aveva accolto il parere negativo del pm Anna Benigni, e aveva quindi fatto ricorso al tribunale del riesame per ottenere il risultato sperato.
VIOLENZA GRATUITA Ma invece i giudici aquilani sono stati forse ancora più pesanti nel rigettare il ricorso, osservando «che il fatto, inteso come azione, nella sua modalità di estrinsecazione, non in rapporto al mero titolo di reato in quanto tale» - a tutti sono state contestate in concorso la rapina e le lesioni aggravate - «è estremamente grave, in quanto si è trattato di un'aggressione da parte di quattro persone nei confronti di due, spinte a terra e malmenate dal branco con calci e pugni. La violenza della Giannini», si legge anche nella sentenza, «ha assunto connotati belluini, ove si consideri che la stessa si è messa sopra la vittima, già sdraiata a terra, per consentire al complice di colpirla a calci sul corpo».
LA LETTERA DI SCUSE D'Aulisa, che è sotto processo, proprio nell'ultima udienza ha consegnato alle due parti offese una lettera di scuse, nella quale peraltro ammette di aver fatto loro del male, dicendo chiaramente di essere dispiaciuto per aver scaricato la sua rabbia sulle due giovanissime vittime. Nella stessa udienza vennero sentiti anche i due giovani fidanzatini, costituitisi parte civile, che hanno ricostruito quella brutta avventura, raccontando al collegio i particolari di quell'assurda aggressione.
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