Figlio autistico? Ecco come scoprirlo

30 Marzo 2019

Cerbo, Neuropsichiatria: la diagnosi va fatta tra i 12 e i 24 mesi

PESCARA. Come può un genitore capire se il figlio è affetto da autismo? Quali sono i segnali per comprendere il disturbo e chi deve fare la diagnosi per procedere a terapie riabilitative e farmacologiche?
Ai dubbi delle famiglie, dei genitori che spesso vengono catapultati nel buio di questo mondo senza conoscenze né esperienza, risponde Renato Cerbo, direttore dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale pescarese, che segue 250 casi l’anno (in aumento) di soggetti autistici da 1 a 18 anni, e fondatore nel 1998 del centro di riferimento regionale aquilano per l’autismo.
Dottor Cerbo, come si riconoscono i segnali dello spettro autistico?
I genitori devono osservare i figli e fare attenzione a certi segnali, se non rispondono ai richiami, se non mostrano interesse verso le persone che cercano di mettersi in contatto con loro, se mostrano particolare attenzione agli oggetti che solitamente fanno roteare, se fissano di traverso gli spigoli, la luce che filtra dalla finestra, se non guardano nella direzione indicata dagli adulti, insomma se vivono solo nel loro mondo.
A che età emergono queste particolarità?
Difficile evidenziarle prima di un anno. La diagnosi andrebbe fatta tra i 12 e i 24 mesi per consentire un intervento precoce. Tocca alla famiglia o al pediatra identificare eventuali segnali di allarme propedeutici ad un deficit di comunicazione che potrebbe condurre ad una diagnosi di autismo. I pediatri, secondo le normative regionali del 2018, sono obbligati a uno screening, denominato “M-chat”, da ripetere qualora fosse positivo e, in caso sospetto, inviare il paziente alla Neuropsichiatria per la conferma diagnostica. Contiamo 40 nuovi casi l’anno, solo in provincia di Pescara.
Quali sono le cause del disturbo?
L’autismo nasce da una combinazione di fattori, perlopiù genetici. Per il resto concorrono elementi non genetici come le malattie virali o i farmaci presi in gravidanza, che sono ancora oggetto di studi.
Di che tipo di aiuti hanno bisogno le famiglie?
Il nostro reparto è anche di riferimento per i disturbi del linguaggio, intellettivi, dello sviluppo, di coordinazione, dello spettro autistico. La Asl è convenzionata con l’associazione Alba onlus e con la fondazione Paolo VI. Siamo impegnati con una serie di progetti, anche sperimentali, per il sostegno ai genitori. Ma l’appello alla Regione è passare alla fase attuativa di strutture ambulatoriali e centri di riabilitazione semiresidenziali o residenziali che ospitino gli adolescenti che non possono essere più seguiti da noi. Infine, mancano i luoghi di socializzazione, sportivi e strutture lavorative protette.(c.co.)