Figlio come scudo contro i carabinieri

13 Ottobre 2019

Punta la pistola verso i militari che lo vanno ad arrestare e tenta la fuga coprendosi con il bambino di 4 anni e mezzo

MONTESILVANO. Sette minuti permeati di crudeltà, minacce di morte e sangue freddo hanno caratterizzato ieri mattina la cattura di un pericoloso pregiudicato barese da parte dei carabinieri di Montesilvano.
L’uomo, D.G. di 52 anni, agli arresti domiciliari in attesa di processo per spaccio di droga, armato di pistola, ha prima minacciato di uccidere i due carabinieri entrati nella sua abitazione per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, e poi, quando i due militari per nulla intimoriti hanno a loro volta estratto le pistole, ha preso il figlioletto di 4 anni e mezzo che stava dormendo sul suo letto e lo ha utilizzato come scudo umano. «Solo il grande sangue freddo di un brigadiere e di un appuntato del nucleo radiomobile dei carabinieri di Montesilvano ha fatto sì che, in un appartamento di una traversa di via Verrotti, non si consumasse una carneficina», ha spiegato più tardi ai giornalisti il tenente Donato Agostinelli, vice comandante della Compagnia dei carabinieri di Montesilvano, che ha elogiato i due militari per aver agito soprattutto nell’interesse e nella tutela del bambino.
Ma torniamo a ieri mattina. Sono circa le sette quando tre pattuglie - una del radiomobile di Montesilvano, una del radiomobile di Martina Franca e l’altra del Nucleo Cinofili di Chieti - raggiungono l’abitazione di D. G. A salire in casa sono due militari dell’aliquota radiomobile di Montesilvano e un appuntato con al guinzaglio il cane antidroga. I tre non devono soltanto notificare ed eseguire un ordine di arresto in carcere emesso nei confronti dell’uomo dal giudice del tribunale di Taranto, ma devono perquisire la sua casa e accertare l’eventuale presenza di droga. Il cinquantaduenne è coinvolto in un’inchiesta che lo vede protagonista di attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Martina Franca, in Puglia. A bussare e a mettersi davanti alla porta dell’appartamento che si trova in un piano rialzato è quindi il brigadiere di Montesilvano che ben conosce l’uomo e non vuole farlo insospettire: dovrà sembrare un normale controllo al domicilio.
Ad aprire è D.G., che però si accorge che qualcosa non va quando vede il cane. A quel punto indietreggia nella camera da letto e afferra una pistola clandestina di costruzione slava, calibro 40 Smith & Wesson, nascosta sotto al cuscino. La punta contro i carabinieri, ma la minaccia non spaventa i carabinieri, che a loro volta estraggono le pistole e la puntano contro di lui. Resosi conto di non avere scampo, D.G. afferra con il braccio il figlioletto che stava dormendo e lo porta all’altezza del suo torace. Come uno scudo umano. Il bimbo comincia a piangere disperatamente, e il brigadiere e l’appuntato, padri di famiglia, a questo punto chiedono al pregiudicato di stare calmo, che c’è solo un provvedimento da notificare e che non gli accadrà nulla. L’uomo quindi abbandona il figlio, esce dalla finestra e tenta la fuga, ma viene bloccato in giardino dagli altri carabinieri che nel frattempo, allertati della presenza di un uomo armato, avevano circondato la palazzina. La pistola verrà ritrovata poco più tardi in un altro giardino, mentre a casa il cane scova una busta contenente 543 grammi di marijuana e 485 euro in banconote di vario taglio, probabile provento dell’attività di spaccio. L’uomo è ora nel carcere di San Donato con l’accusa di detenzione illegale di arma da sparo e relativo munizionamento, detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza aggravata e tentata evasione. Il figlioletto, che dopo essere stato calmato è rimasto in caserma assistito da una assistente sociale, per tutta la mattinata è stato insieme ai carabinieri a disegnare macchine e divise dei suoi angeli.