Fingono di vaccinarsi e pagano per il Green pass: coppia nei guai

I due hanno versato 300 euro all’infermiere (arrestato) che ha simulato la somministrazione del siero E dopo il blitz dei poliziotti nella loro casa a Montesilvano, la donna ha detto agli agenti di essere positiva
PESCARA. Per ottenere il Green pass avrebbero pagato 300 euro l’uno, se non di più. E avrebbero finto di farsi somministrare il vaccino al palazzetto dello sport di Ancona dove un infermiere del posto si faceva pagare per simulare l’inoculazione del siero che, invece, finiva nel cestino dei rifiuti, buttato, sprecato. È questa l’accusa della procura di Ancona nei confronti di una coppia della provincia di Pescara, lui 31enne e la fidanzata 32enne, il primo di Montesilvano e la seconda del capoluogo adriatico, che ieri mattina sono stati raggiunti dalla squadra mobile di Pescara, a casa, a Montesilvano. Aprendo la porta ai poliziotti, diretti da Mauro Sablone, hanno assicurato di essere vaccinati, per cui nell’appartamento si poteva entrare tranquillamente, salvo poi ammettere in un secondo momento che uno dei due, la donna, era positiva al Covid.
La coppia rientra tra le 50 persone coinvolte nell’inchiesta che ieri ha portato in carcere l’infermiere di 51 anni addetto alle vaccinazioni ad Ancona e ai domiciliari quattro persone che avrebbero fatto da intermediari per indirizzare a lui chi puntava al rilascio del Green pass con la finta inoculazione, e uno dei quattro è un avvocato con lo studio ad Ancona. I “clienti” sono 45, in tutto, tra cui i due pescaresi: per loro è scattato l’obbligo di dimora nel luogo di residenza, il divieto di uscire nelle ore serali e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di corruzione, falso ideologico e peculato continuati e in concorso. I due abruzzesi non sono gli unici, sempre a detta della Procura, ad essersi messi in viaggio pur di ottenere l’indebito Green pass: il palazzetto dello sport Paolinelli di Ancona è stato raggiunto anche dai no vax di Puglia, Emilia, Romagna, Lombardia e Veneto, oltre che delle Marche. Tutti disposti a pagare per aggirare la normativa e ottenere comunque il Green pass.
È avvenuto tutto a dicembre, nel box dove era in servizio l’infermiere finito in carcere, come ricostruito dalla Procura sulla scorta delle indagini della Mobile di Ancona che ha utilizzato anche le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza del palazzetto, oltre ad effettuare servizi di osservazione e ad ascoltare le intercettazioni, dopo aver raccolto la denuncia di un medico dell’hub. L’infermiere fingeva di iniettare il vaccino ma in realtà gettava via il siero e poi applicava il cerotto sul braccio del paziente, sviando così l’attenzione del medico responsabile (non sono emerse responsabilità di medici, funzionari o altre persone del centro vaccinale).
Un affare, per l’infermiere e anche per gli intermediari. Questi ultimi, secondo l’accusa, facevano da collettori delle richieste di Green pass illeciti per poi veicolare gli interessati all’infermiere, sviluppando un affare che avrebbe fruttato 18mila euro, dei quali è stato disposto il sequestro preventivo nell’ambito dell’operazione di ieri denominata “Euro Green pass” che ha portato anche al sequestro dei certificati rilasciati senza che ne esistessero i presupposti. L’infermiere, nella maggior parte dei casi, non conosceva direttamente i soggetti che si rivolgevano a lui per lafinta somministrazione per la dose. Ma era proprio di lui che chiedevano i beneficiari della sua attività illecita, presentandosi al palazzetto dello sport di Ancona, come accaduto per i due pescaresi esattamente una settimana prima di Natale.

