Fisco, prova d’appello per i ritardatari

23 Luglio 2018

I cittadini che non faranno in tempo possono riprovarci entro il 31 ottobre evitando le sanzioni, ecco come fare

PESCARA . Ultimo giorno per presentare il 730 e dichiarare al Fisco i propri guadagni. Sono circa 20 milioni gli italiani chiamati, entro oggi, a inviare le dichiarazioni dei redditi attraverso il commercialista, il Caf, oppure, modalità riservata a chi si sente particolarmente ferrato in materia, dal sito dell’Agenzia delle Entrate utilizzando il modello pre-compilato.
NIENTE PANICO. Chi ha “dimenticato” di adempiere ai propri obblighi verso il Fisco, tuttavia, può stare relativamente tranquillo ancora per tre mesi, perché ha tempo fino al 31 ottobre per mettersi in regola presentando quello che una volta si chiamava “modello Unico”, e che oggi è stato sostituito dal “Modello Redditi”. I ritardatari, infatti, non andranno incontro a sanzioni, purché entro la fine di ottobre facciano la pace con l’Erario. La scadenza del Modello Redditi, infatti, è fissata al 31 ottobre, che quest’anno cade di mercoledì.
LA DIFFERENZA. 730 o Modello Redditi, il fine ultimo è sempre quello di dichiarare gli introiti del 2017, le eventuali deduzioni (i soldi da scalare dall’imponibile), e detrazioni (quelli da scalare dalla tassa vera e propria). La differenza tra i due modelli è nella possibilità di chiedere rimborsi (qualora la tassazione alla fonte sia stata superiore all’imposta dovuta), direttamente nella busta paga o nella pensione. Attraverso il Modello Redditi, invece, i rimborsi possono essere richiesti solo all’Agenzia delle Entrate, con tempi più lunghi.
RITARDATARI SERIALI. Chi continua a “dimenticare” di presentare la dichiarazione dei redditi, e perde anche la seconda chance, è sicuramente una persona molto distratta. Anche in questo caso, tuttavia, nulla di irreparabile, purché dietro alle continue dimenticanze non ci sia del dolo e la volontà di nascondere le proprie entrate. Il ritardatario dovrà tenere in conto che per mettersi in regola bisognerà pagare, oltre all’imposta dovuta, anche sanzioni e interessi.
IL RAVVEDIMENTO OPEROSO. L’istituto del “ravvedimento operoso” è stato introdotto dal decreto legislativo 472 del 18 dicembre 1997, e consente di «regolarizzare omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni», scrive l’Agenzia delle Entrate sul proprio sito. Più tempo trascorre per mettersi in regola pagando il dovuto, più la sanzione sarà alta. Attenzione, perché se si ritarda di oltre 90 giorni dalla scadenza del modello Redditi, la dichiarazione è considerata omessa.
QUANTO TEMPO. Se la presentazione della dichiarazione dei redditi avviene entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione sarà pari al 10%, vale a dire, 25 euro invece dei 258 previsti. La “multa” è dovuta anche se non ci sono imposte da pagare. Ovviamente, a questa sanzione vanno aggiunte le tasse da pagare, maggiorate di altre sanzioni che dipendono essenzialmente dal ritardo con il quale si procede sulla strada della pacificazione con il fisco. Nella tabella in alto ci sono la tempistica e le percentuali delle sanzioni ridotte, alle quali vanno aggiunti, ulteriormente, gli interessi di mora che per il 2018 ammontano allo 0,3%.
GLI INTERESSI. Il versamento, degli interessi di mora deve essere effettuato sempre attraverso il famoso F24, specificando però un codice tributo diverso.
DICHIARAZIONE INTEGRATIVA. Chi ha commesso degli errori nel compilare il 730, oppure ritiene che il modello vada integrato con nuovi elementi, deve sapere che il termine per le modifiche e le integrazioni on-line è scaduto. Si può però presentare una dichiarazione integrativa, che può essere a favore o a sfavore del contribuente. La prima tipologia si riferisce a elementi che potrebbero abbassare l’importo delle tasse. Per quella a sfavore, ovviamente, l’importo potrebbe salire. Anche in questo caso si può rimediare entro il 31 ottobre con il modello Redditi correttivo.