Fitodepurazione, un sistema che usavano già gli antichi romani
La fitodepurazione è un sistema naturale per filtrare le acque di scarico secondo il principio di autodepurazione degli ambienti acquatici e delle zone umide. Le piante acquatiche assolvono al...
La fitodepurazione è un sistema naturale per filtrare le acque di scarico secondo il principio di autodepurazione degli ambienti acquatici e delle zone umide. Le piante acquatiche assolvono al compito di creare un habitat idoneo alla crescita di colonie batteriche, vere protagoniste della depurazione biologica. Gli impianti consistono in vasche o canali con fondo impermeabile, di profondità fra 40 a 60 centimetri. All’interno vengono coltivate le piante acquatiche più idonee all’ambiente. Le acque reflue in ingresso sono depurate da batteri e piante, che oltre a eliminare gli elementi inquinanti, apportano ossigeno. Le acque filtrate possono essere immesse nei corsi d’acqua superficiali senza creare problemi di inquinamento. Gli impianti possono essere utilizzati sia come vero e proprio processo depurativo, a valle del trattamento primario, sia come trattamento integrativo all’uscita dei depuratori tradizionali che non riescono a garantire il rispetto dei valori stabiliti dalla normativa. I primi studi per la fitodepurazione dei reflui risalgono agli anni Settanta del secolo scorso, ma l’azione depurante dei sistemi lacustri era conosciuta già dall’antichità. Non a caso, nella Roma imperiale, la Cloaca massima scaricava nelle paludi Pontine. (g.g.)

