Foggiano, pescarese d’adozione mai amato nonostante la serie A

PESCARA. Da dieci anni Pescara è la sua città e Daniele Delli Carri ci ha messo probabilmente parecchio di suo anche nella magica stagione della promozione in A con Zeman. E ha un figlio che gioca...
PESCARA. Da dieci anni Pescara è la sua città e Daniele Delli Carri ci ha messo probabilmente parecchio di suo anche nella magica stagione della promozione in A con Zeman. E ha un figlio che gioca nelle giovanili biancazzurre e un altro nato qualche mese fa proprio in riva all'Adriatico.
Pescarese d'adozione, insomma, ma da sempre separato in casa. Più odio che amore, uno strappo maturato nel 2007, nella sua seconda e ultima stagione da calciatore in biancoazzurro, e mai ricucito.
A Pescara ci era arrivato con una brillante carriera alle spalle. Dalla Puglia, dove è nato, alle giovanili del Torino, campione d'Europa con l'Italia Under 21 di Cesare Maldini, tanta serie A con in granata, il Genoa e il Piacenza, due promozioni dalla B, con il Torino prima e la Fiorentina dei Della Valle dopo.
Un difensore ruvido, ma di grande esperienza e personalità, un punto fermo importante per un Pescara che, di anno in anno, continuava a bruciare i suoi sogni di rilancio tra i cadetti.
Quella del 2006-07 fu la stagione del tonfo che nessuno aveva annunciato. La squadra costruita per una possibile promozione, magari alle spalle della Juve e del Napoli, vinse la sua prima partita alla diciannovesima giornata e fece anche peggio nel girone di ritorno, chiudendo all'ultimo posto e con una inevitabile retrocessione.
Un fallimento, per i tifosi della curva Nord pescarese la colpa era tutta di Delli Carri e degli altri veterani della squadra, Gautieri e Zoppetti, Gonnella e Ferrante. Un finale di stagione chiacchierato (15 sconfitte nel girone di ritorno), una macchia nera che il tempo non ha mai cancellato dalla testa degli ultrà e che si è trasformato in un pesante fardello quando Delli Carri ha iniziato la su nuova carriera in biancazzurro come direttore sportivo.
All'ombra di Lucchesi (che disastro!) nell'anno del ritorno in serie B, da primattore nelle tre stagioni successive, ma sempre con quella spada di Damocle dello strappo del 2007.
Bilancio della sua gestione? Quanto meno controverso. L'operazione Verratti con il Paris St Germain (12 milioni e mezzo), l'affare Quintero (altri 7 milioni di plus valenza) ma pure l'acquisto di Vukusic, il più oneroso e sballato nella storia del Pescara), gli arrivi del carneade Caraglio e del modesto Bianchi Arce, e poi D'Agostino rotto, Sforzini infortunato e Sculli che non giocava una partita da mesi.
Il tutto, o in gran parte, con la spinta, o se volete, con il placet della Gea di Alessandro Moggi. La stessa Gea che ha portato Delli Carri prima a Genoa con Liverani, e poi, nella stagione che si sta concludendo tra scandali e arresti, al Catania con Marcolin e Maniero, ovviamente tutti della stessa "scuderia".
Il club siciliano lo ha scaricato in anticipo, a maggio,ma lo ha lasciato in mezzo ai guai, gli sviluppi dell'inchiesta diranno quali sono le sue responsabilità in quella che già ora appare come l'ennesima pagina nera del calcio italiano. Ma vale proprio la pena andare avanti? I veri responsabili, purtroppo, non ce lo diranno mai, perché spettacolo e business devono comunque continuare… “The show must go on”.
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