Folla a Sant’Antonio per Vianello

14 Febbraio 2015

In lacrime i dipendenti dell’azienda di ferramenta e i pallavolisti cresciuti nel club

PESCARA. Applausi e commozione ieri mattina nella gremita chiesa di Sant'Antonio a Pescara per l'ultimo saluto a Giuseppe Vianello, 81 anni, per tutti semplicemente “Peppino”, lo storico patron e presidente della Vianello, la squadra di pallavolo che all'inizio degli anni Ottanta conquistò la serie A. Davvero tante le persone presenti al funerale che hanno voluto tributare l'ultimo saluto a un uomo rispettato da tutti e considerato buono, onesto, capace di ascoltare e di considerare tutti alla stessa stregua.

Tanti i familiari, in testa la moglie Adriana, i figli Giannino, Piero e Luciano e i tre nipoti, moltissimi gli amici e conoscenti, i dipendenti di ieri e di oggi, i pallavolisti cresciuti nella Vianello: Campagnani, Gobbi (nella foto sopra a sinistra), Campanella, Marconi, Di Felice, Alfieri, Petti. Ma anche tante altre persone che provavano rispetto e ammirazione per una figura importante come quella di Vianello che tanto ha dato alla sua Pescara, sia per lo sport e l'imprenditoria (era titolare dell’omonima azienda di ferramenta di San Giovanni Teatino), ma soprattutto per l'esempio che ha rappresentato. Nella sua omelia, padre Fabrizio ha ricordato la generosità di Vianello che ha contribuito fattivamente per le missioni in Burkina Faso e per l'impianto d'illuminazione della chiesa e sottolineato la grande attenzione che aveva sempre verso gli altri, sia nel campo della pallavolo, togliendo tanti giovani dalla strada, sia nel lavoro, con i tanti dipendenti ai quali ha offerto una possibilità. A officiare la funzione funebre anche don Giuseppe Natoli, che conobbe molto da vicino Vianello quando era parroco della cattedrale di San Cetteo: «Aveva una bontà naturale dono di Dio, non era capace di fare del male a nessuno. Amava la famiglia e a ogni ricorrenza la voleva unita e mi invitava per benedire la mensa». «Lei ci ha trasmesso degli alti valori che l'hanno sempre contraddistinta», dice uno dipendenti a nome di tutti leggendo un messaggio, «la serietà, l'impegno, il rispetto verso gli altri, non ci ha mai considerato semplici dipendenti, ma collaboratori, che assieme a lei hanno contribuito a far crescere un'azienda conosciuta in tutta Italia e all'estero. Un colosso che, grazie alla sua saggia guida, è rimasta un'impresa di persone, una grande famiglia che oggi perde il suo papà». «Peppino subentrò ad Angelo Tintorelli», ricorda Paolo Guetti, all'epoca tuttofare della pallavolo pescarese (allenatore, giocatore, dirigente e addetto stampa), «e ci portò in alto perché capiva di pallavolo e gli piaceva. Oltre alla squadra grazie a lui si era creato un bel gruppo sociale che ci seguiva molto e il palazzetto era sempre pieno. Si era creato un bel gruppo e tanti ragazzi erano di Pescara».

©RIPRODUZIONE RISERVATA