Folla commossa per Dino «Noi non ci arrendiamo»

A Chieti la commemorazione per ricordare il poliziotto e la moglie Marina Il fratello: «Adesso cerchiamo un po’ di serenità e pace per i nostri angeli»
CHIETI. Ha stretto la foto del figlio per tutto il tempo, come se fosse ancora lì davanti a lei. Loredana Lazzari, madre di Domenico (Dino)Di Michelangelo, il poliziotto di Chieti morto nella tragedia di Rigopiano insieme alla moglie Marina Serraiocco, si fa forza così, stretta nel giorno della commemorazione della tragedia da amici, parenti e autorità civili e militari. Ieri mattina, in ricordo delle 29 vittime dell’hotel crollato il 18 gennaio 2017, davanti al monumento di via D’Aragona, nel quartiere Sacro Cuore dove Dino era cresciuto, c’era una folla a parlare di lui, sotto un sole invernale che non è passato inosservato. «Ogni anno c’è sempre il sole in questo giorno, non è un caso, è il nostro Dino che è ancora qui con noi», dice ai presenti mamma Loredana. A sette anni dalla tragedia che le ha strappato per sempre suo figlio, Loredana crede ancora nella giustizia. Quella giustizia «fatta di uomini e donne, prima che di giudizi e magistrati», dice, che si augura di trovare in aula all’Aquila il prossimo 9 febbraio per la sentenza d’appello. «Mi sto facendo forza», racconta Loredana, «però è una forza distruttiva, adesso speriamo che il 9 febbraio vada tutto bene. Ma noi non ci arrendiamo: voglio crederci ancora nella giustizia perché la procura è stata veramente fondamentale».
Dopo sette anni i ricordi e il dolore di quei giorni non si cancellano nei familiari delle vittime. Ma non c’è richiesta di vendetta: «No mai», continua la madre, «vogliamo un po’ di serenità e pace per quegli angeli che non ci sono più». Accanto a lei il figlio Alessandro, poliziotto in servizio alla Questura di Chieti, ringrazia la Procura che in questi anni «ha preso in carico il nostro dolore», dice Alessandro, «ci ha fatto sentire meno soli, i magistrati in primis ma soprattutto i nostri legali che non ci hanno mai abbandonato. Quest’anno, come un minuto prima della lettura della sentenza del febbraio dello scorso anno, eravamo fiduciosi e lo siamo ancora di più perché abbiamo capito leggendo quelle carte della Procura che la giustizia è fatta ancor prima di uomini, di donne e soprattutto di coscienze, poi di codici e di leggi». Alla cerimonia ieri hanno partecipato anche il sindaco Diego Ferrara, il prefetto Mario Della Cioppa, il questore Aurelio Montaruli, i comandanti provinciali di carabinieri e finanza, i colonnelli Alceo Greco e Michele Iadarola, i rappresentanti dei vigili del fuoco e la consigliera provinciale Silvia Di Pasquale. Stretti attorno alla famiglia l’assessore Manuel Pantalone e il vicesindaco Paolo De Cesare che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera. Dal commissariato di Osimo, dove era in servizio Dino, è arrivata una composizione di orchidee gialle deposta davanti al monumento. Ad accompagnare la cerimonia sono state le note di violino del maestro Giuseppe Pezzulo: tra i brani ha suonato e dedicato alla famiglia “Signore delle cime”. Commossi c’erano anche gli amici d’infanzia di Dino: Mariaelena Carulli, l’artista del monumento, insieme ad Alessandro Ghionni. «Questo è il nostro quartiere», raccontano Marilena e Alessandro, «qui siamo cresciuti con Dio. Queste mani contengono tutto l’amore che avevamo e abbiamo per lui, per noi era come un fratello». A pochi metri dall’istituto tecnico industriale Luigi di Savoia, ogni giorno centinaia di studenti passano davanti al monumento di Rigopiano. Ieri, c’erano anche loro. «I giovani devono essere consapevoli del significato di questa tragedia», spiega Nicola Piro, docente del Savoia, «è un monumento che rappresenta un ideale di una civiltà giusta e attenta alla prevenzione, i ragazzi devono sapere».

