Folla per Cordova, l’angelo degli sbandati

28 Gennaio 2017

Anche sindaco, giunta e consiglieri ai funerali del fondatore della Lega Antidroga nella chiesa del Santissimo Rosario

PESCARA. «Gianni è stato l'angelo di tanti giovani sbandati. La Laad è una speranza di vita per i ragazzi smarriti e le famiglie devono dirgli "grazie". Coraggio, portiamo avanti ciò che lui ha costruito». Sono sollievo e speranza le parole di padre Bonaventura Febbo, conventuale di Sant'Antonio, che ieri pomeriggio ha officiato la messa funebre in onore di Gianni Cordova, il fondatore della Laad scomparso giovedi scorso dopo aver lottato a lungo contro una malattia insidiosa. C'erano centinaia di persone a rendergli omaggio nella chiesa del Santissimo Rosario di via Cavour diretta da don Rodolfo Soccio, personaggi delle istituzioni, in testa il sindaco Marco Alessandrini e la sua giunta, consiglieri e assessori comunali, provinciali e regionali e politici della vecchia guardia, rappresentanti delle associazioni di volontariato, uomini e donne di cultura e tanta gente comune.

Accanto al feretro, ricoperto di rose bianche e gerbere, il gonfalone della città e il picchetto d'onore della polizia municipale in divisa di ordinanza. Un dolore composto, quello della moglie Vera De Gregoriis, della figlia Margherita e di suo marito Van Verrocchio che ha fatto scattare il primo di tanti applausi, quando dal pulpito ha detto: «Gianni, porteremo avanti i tuoi sogni seguendo la strada che tu ci hai mostrato».

Un’esortazione che poco prima era arrivata da padre Bonaventura che si è rivolto direttamente al sindaco Alessandrini: «Pescara ha bisogno di questa associazione; speriamo che questa opera santa che Gianni ha iniziato possa continuare ad avere il sostegno di tutti perché ha recuperato tanti giovani alla normalità della vita, magari ne sorgessero tante altre». Sulla stessa scia, gli altri parroci concelebranti tra cui don Marco Pagniello, direttore della Caritas e don Gigi della Comunità Incontro di Ortona che hanno portato i saluti di monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della diocesi Pescara-Penne. Tra i banchi tanti occhi umidi e un pensiero toccante di ciascuno che tratteggia il carattere «innovatore, fantasioso, generoso, creativo e trasgressivo» del fondatore, 27 anni fa, della Lega Abruzzese Antidroga di viale Bovio. Germano D'Aurelio, in arte ’Nduccio, amici da una vita: «Siamo tutti in debito con Gianni, lui, dignitosamente sofferente, cercava di tranquillizzare noi tutti e i suoi ragazzi a cui dava certezze. Era una grande teatrante con un grande carisma».

Carlo Masci ricorda che, da assessore al Bilancio, «insieme abbiamo inaugurato nella sede Laad, la biblioteca Falcone- Borsellino. Era una persona squisita, la città è permeata della sua espressione di vita». Per Nicoletta Di Gregorio, vice presidente della Fondazione Pescarabruzzo, Cordova era «un intellettuale, un grande oratore e un trascinatore di giovani».

Una ragazza pescarese, Flavia Di Luzio, gli sarà eternamente grata «perché ha salvato dalla droga tanti miei compagni di scuola. Era un grande, la malattia non ha mai scalfito il suo impegno sociale». Renato Paesano, direttore della mensa di San Francesco: «Con il suo linguaggio forbito e la determinazione, riusciva sempre nelle sue lotte istituzionali».

Gianna Camplone, presidente dell'associazione DiversiUguali: «Anche malato era pieno d'amore verso il prossimo». L'ex socialista Mimmo Valente, presidente provinciale di Italia Nostra, rimembra le battaglie del passato condotte insieme a Cordova: «Negli Anni 80 con una cooperativa di giovani raccoglievamo materiali di riciclo, poi abbiamo combattuto contro la cementificazione del parco di villa Sabucchi».

Aggiunge la signora Adriana, volontaria dell'associazione ambientalista: «Gianni ci ha insegnato come si soffre e come si muore». Alla fine della liturgia, sul sagrato della chiesa, i ragazzi della Laad , davanti al feretro, hanno intonato una litania di speranza e di amore. La salma sarà tumulata nel cimitero di San Silvestro.