Folla per l’addio a Ruggieri l’operaio morto sulla A24

Elice, grande commozione ai funerali del 31enne travolto da un Tir in autostrada Un lungo rombo di moto per ricordarlo. Il parroco: «Aveva un grande cuore»
ELICE. Un cuscino di delicatissimi fiori bianchi. E poi il rombo delle moto, che ha squarciato per alcuni minuti il silenzio di una triste e assolata domenica d’agosto. Parenti e amici hanno salutato così Cristian Ruggieri, il 31enne originario di Città Sant’Angelo e residente a Elice morto mercoledì dopo essere stato investito da un Tir sulla A24, tra Castel Madama e Tivoli. Il giovane, che lavorava per una ditta addetta alla segnaletica, stava scendendo dal camion, fermo sulla corsia di emergenza, quando è stato travolto. In un batter d’occhi Cristian è stato strappato alla vita lasciando nello sconforto la sua compagna, Barbara, che è incinta, il figlio Leonardo, i genitori Silvio e Gianna, e le sorelle Federica e Sharon.
La piccola chiesa di San Rocco, a Elice, non è riuscita a contenere tutti coloro che hanno voluto assistere ai funerali e molti sono rimasti fuori. Don Maurizio, che ha celebrato la funzione religiosa, ha tentato di trovare una spiegazione ad una morte così assurda e «inaspettata». La scomparsa di Cristian, ha detto, ha colpito tutti e forse sarebbe stato «meglio per noi che non accadesse».
Per comprendere e andare oltre è necessario affidarsi alla fede. E quindi bisogna capire che il «mistero della morte di Cristo è finalizzato alla salvezza degli uomini. Gli effetti della morte di Cristo sono salvifici per l’umanità», ha sottolineato più volte. E solo accettando questo principio «riusciamo ad afferrare gli effetti di alcune tragedie», come la morte di Cristian, altrimenti incomprensibili e inaccettabili.
L’appello di don Maurizio è a non farsi «bloccare dal dolore e dall’impossibilità di comprendere. Bisogna andare avanti, alla ricerca degli effetti della morte, e bisogna farlo mentre la nostra vita prosegue, anche se è difficile da mandare giù un fatto del genere e «anche se portiamo nel nostro cuore un dolore costante, continuo».
La considerazione chiave, per don Maurizio, è che «siamo tutti una medaglia con due facce: una è il dolore e la seconda è la gloria di Gesù Cristo. Queste due realtà ci permettono di rimanere sia nella dimensione umana, con Cristian, che nella dimensione di Gesù, prendendo coscienza di entrambe e accettandole». Parlando di Cristian, davanti alla foto del giovane sistemata sulla bara, don Maurizio ha sottolineato alcuni aspetti del 31enne, e cioè la «dedizione per la famiglia», il bene che «ha elargito con tutto il cuore e con tutte le sue forze» e il lavoro che svolgeva, finalizzato «a costruire un mondo migliore». Di fronte a tante qualità c’è la speranza che Cristian venga «ricompensato». Ma non ci sono state solo preghiere per una giovane vita che si è spezzata proprio nel momento in cui tutto sembrava andare per il verso giusto, con un nuovo lavoro per Cristian e per la compagna. All’uscita della bara dalla chiesa c’è stato l’addio di alcuni amici, struggente: per loro ha parlato un lungo rombo di moto, una delle passioni del 31enne. Un rumore cupo, penetrante, di fronte al quale il dolore composto della famiglia Ruggieri è esploso. Una delle sorelle di Cristian ha perso i sensi, si è accasciata a terra. Intanto si liberava un applauso per Cristian.
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