Fondali bassi, peschereccio incagliato

14 Aprile 2024

L’imbarcazione ha bloccato la viabilità fluviale per 24 ore. E ieri riunione di emergenza per accelerare il dragaggio

PESCARA. È stato disincagliato ieri pomeriggio, con il supporto di altre imbarcazioni, il motopeschereccio Tabitamar, di medie dimensioni, rimasto bloccato al porto di Pescara, venerdì mattina, a causa dei bassi fondali. L'imbarcazione dell'armatore Emiliano Correntini ha quindi bloccato la viabilità del fiume. Così, ieri mattina, è stata convocata una riunione di emergenza in Prefettura, a cui hanno partecipato la direzione marittima di Pescara, l’autorità del sistema portuale del Mare adriatico centrale, la Regione e il sindaco Carlo Masci. Un incontro in cui si è deciso di accelerare le procedure di intervento per il dragaggio nel punto in cui è rimasta incagliata l’imbarcazione, ossia nei pressi del cantiere per la costruzione delle vasche di prima pioggia.
«Una situazione prevedibile quella di venerdì», sostiene Doriano Camplone, presidente dell’associazione Pesca professionale dedicata al compianto Mimmo Grosso. «Questo è il risultato di una cattiva gestione da parte dell’autorità di sistema portuale di Ancona e della Regione Abruzzo».
Nelle scorse settimane Camplone, preoccupato per il futuro del fiume e dei pescherecci in vista del nuovo scalo, aveva lanciato l’allarme sollevando il problema dei bassi fondali nel tratto fluviale della banchina nord, dove da sempre sono ormeggiate le imbarcazioni.
«Tale problematica va affrontata una volta per tutte», aggiunge Camplone. «Avevamo ipotizzato dei rischi, pensando che le criticità più gravi si sarebbero potute verificare tra un anno, ma evidentemente i lavori in corso al porto per la costruzione di vasche di prima pioggia, restringendo il corso del fiume, hanno aumentato l’insabbiamento. Così, venerdì abbiamo avuto un peschereccio insabbiato al centro del fiume, nel canale di passaggio: in questa situazione il porto non è praticabile».
Il mondo della marineria pescarese aveva anche chiesto maggiore chiarezza sulla destinazione finale dei pescherecci quando il nuovo porto sarà pronto. Di qui la risposta del presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che aveva annunciato la ripartenza dell’iter per il dragaggio. Procedura che potrà partire solo dopo aver effettuato le nuove analisi per verificare la qualità dei fanghi e individuare i sedimenti puliti che possono essere spostati nello stesso bacino portuale e quelli che invece vanno tirati fuori. «Si parla di queste analisi e nuovi carotaggi da mesi», spiega Camplone. «Il problema dello spostamento dei sedimenti all’ingresso, che non è un vero e proprio dragaggio, è stato sollevato anche a metà gennaio perché una domenica notte, con condizioni estreme di bassa marea, i pescherecci più grandi hanno avuto difficoltà a uscire dal porto. Si tratta di un intervento che risolve solo uno dei tanti problemi strutturali che abbiamo, ma non quello dell’insabbiamento dei fondali dove i pescherecci ormeggiano».
E aggiunge: «Il punto è che serve chiarezza, perché si parla spesso di risoluzioni al problema dell’insabbiamento con la realizzazione del nuovo scalo. In realtà la costruzione del porto dall’altra parte non risolve il problema dei bassi fondali nel tratto fluviale. Se le imbarcazioni verranno spostate, la situazione non cambierà perché senza interventi seri di pulizia dei fondali nel punto in cui sono ormeggiate le barche, il fiume rischia di arrivare a un metro di profondità».
Ed è proprio con l’idea di presentare dei progetti, in grado di dare risposte adeguate alle criticità del settore, che 15 pescherecci della flotta pescarese hanno costituito la cooperativa “Organizzazione produttori Pescara Pesca”.